Venerdì, 1 Maggio 2026 Abruzzo

Migliaia di persone a Cocullo per il Festival dei serpari in onore di S.Domenico

Sono giunti dall'Italia e dall'estero per assistere ad una manifestazione davvero molto originale

Migliaia di persone, turisti, appassionati di serpenti e fotografi sono arrivano dalle prime luci del giorno, oggi 1° maggio, a Cocullo (AQ), piccolo borgo medievale, in occasione della festa di San Domenico, monaco e abate benedettino, protettore dai morsi dei serpenti, dalle febbri, dalla rabbia che nel X secolo sgomberò i campi locali infestati. Quest'anno la partecipazione è stata enorme: si parla di circa diecimila persone che hanno letteralmente invaso le strade del piccolo comune abruzzese. Dopo la celebrazione della Santa Messa all'interno della chiesa parrocchiale, la statua del Santo è stata portata in processione tra due ali di folla. Molte le troupe televisive giunte da tutto il mondo per documentare questo antico ed originalissimo rito.

La statua di San Domenico, prima dell'avvio della processione, è stata "vestita" dai serpari con i serpenti da loro raccolti nei giornis corsi nei campi. Nel momento in cui la statua è stata issata sulle spalle dei "portatori", Gli occhi del viso del Santo erano liberi, ovvero non occultati dai serpenti. Secondo la tradizione popolare ciò vuol dire che quest'anno sarà privo di sciagure.

Intorno a Cocullo, il 19 marzo, i “serpari” o cacciatori o incantatori, iniziano a catturare i serpenti locali rendendoli innocui per esporli durante la processione nella quale sarà protagonista la statua lignea di San Domenico, prelevata dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, drappeggiata di serpenti vivi, per le vie del paese, seguita dai Serpari, anch'essi drappeggiati di serpenti. San Domenico nel lasciare Cocullo lasciò un suo dente molare e un ferro della sua mula come protezione per gli abitanti dagli animali rabbiosi e velenosi di cui quel territorio era pieno ed è grande è lo smercio durante la festa di laccetti, medaglie, corone, anellini, chiavette.

Le origini della festa risalgono al paganesimo e affondano le radici in un'antica celebrazione in onore di Angitia, la divinità serpente, animale simbolo della ciclicità delle stagioni, dell'infinito, del rinnovamento, dell'Uroboros che non ha inizio e fine. Da "anguis"= serpente, la dea è Angitia per i Marsi, Anagtia per i Sanniti, Anaceta per i peligni.

Mentre Virgilio identifica Angizia con Medea, per Plinio i Marsi ebbero da Marso figlio di Circe  il nome e l'arte de' venefici nonché quella d'incantare i serpi con la propria saliva medicavano le morsicature, e co' loro incantesimi li facevano crepare ... , maneggiavano i serpi, toglievano a questi il veleno e vendevano antidoti, cantavano versi per alleviare il mal d'amore e facevano incantesimi. lntorno al mille tali figure mitiche si incarnano nella cristianità sopravvenuta e in San Domenico, santo abate di Cocullo, che diviene il nuovo "padrone" dei serpenti.