Venerdì, 1 Maggio 2026 Chieti

1° Maggio amaro per la sanità privata accreditata: “stipendi fermi e contratti bloccati da anni”

Pesante denuncia di Daniele Leone e Giuseppe Rucci della FP CGIL Chieti

È un 1° Maggio amaro per circa 6.000 lavoratrici e lavoratori della sanità privata accreditata e convenzionata. Infermieri, OSS, fisioterapisti, logopedisti, educatori e medici che ogni giorno garantiscono assistenza a pazienti fragili e complessi, ma che oggi si trovano a fare i conti con retribuzioni ferme e un costo della vita sempre più alto.

A denunciarlo sono Daniele Leone, infermiere, delegato aziendale e coordinatore provinciale FP CGIL Chieti per la sanità accreditata e convenzionata, e Giuseppe Rucci, segretario generale della FP CGIL Chieti.

«Non possiamo celebrare la Festa del Lavoro senza dire la verità: migliaia di professionisti della sanità accreditata e convenzionata, RSA ed ex art. 26, percepiscono stipendi compresi tra i 1.200 e i 1.400 euro al mese».

Una parte significativa di questi lavoratori è ancora regolata da contratti non rinnovati da anni: i contratti ARIS RSA e AIOP RSA sono fermi da oltre 14 anni, mentre i contratti della sanità ospedaliera accreditata ARIS e AIOP risultano bloccati da circa 8 anni. Non tutti i circa 6.000 operatori applicano questi contratti, ma le difficoltà economiche e organizzative riguardano l’intero comparto.

Il dato più critico riguarda il salario reale. Tra aumento dei costi energetici, bollette, carrello della spesa e soprattutto carburante, quelle retribuzioni si riducono drasticamente. Per chi ogni giorno si sposta per recarsi al lavoro, il costo mensile del carburante può arrivare anche a 300 euro. Il risultato è evidente: lo stipendio reale scende fino a 900–1.000 euro al mese.

«Parliamo di professionisti qualificati – sottolineano Rucci e Leone – non è accettabile che chi si prende cura degli altri sia costretto a vivere condizioni di lavoro povero».

Una situazione che sta già producendo effetti concreti: aumento del turnover, dimissioni e fuga verso altre regioni o altri settori. E mentre il personale diminuisce, aumentano i bisogni. Nelle strutture arrivano pazienti sempre più complessi: anziani fragili, persone colpite da ictus, SLA, demenze, Parkinson, fratture di femore, insufficienze respiratorie e cardiache, esiti di emorragie cerebrali.

«Il sistema rischia di non reggere – avvertono Rucci e Leone – per questo la richiesta alla Regione è chiara: aprire subito un tavolo di confronto strutturato. In altre regioni italiane questo iter è già stato avviato. Anche in Abruzzo è necessario collegare l’adeguamento delle rette all’adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori».

Non può esserci sostenibilità delle strutture senza dignità del lavoro. Il 1° Maggio deve tornare ad essere la festa del lavoro dignitoso con i contratti di lavoro rinnovati.