Giovedì, 30 Aprile 2026 Abruzzo

Sbarcati con la nave di Emergency altri 68 migranti

Tra di loro figurano 16 minori non accompagnati

Sono sbarcati stamattina ad Ortona i 68 naufraghi portati in salvo dalla Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency, in due distinti interventi domenica scorsa nelle acque internazionali della zona SAR libica.

Le operazioni di sbarco si sono svolte senza difficoltà e si sono concluse alle ore 11.20 di oggi.

Tra le 68 persone soccorse 31 sono uomini, compresi 16 minori non accompagnati e 2 minori che viaggiavano con almeno un familiare, e 7 sono donne, tra le quali anche una giovane in stato di gravidanza.

Le persone soccorse sono originarie prevalentemente di Bangladesh, Somalia, Sudan e Sud Sudan.

I due gommoni in pericolo soccorsi il 30 aprile viaggiavano separatamente ed erano entrambi inadatti ad affrontare la traversata del Mediterraneo, oltre che sovraffollati e privi delle dotazioni di sicurezza.

Sempre domenica, conclusi i due interventi, le autorità hanno assegnato alla Life Support il porto di sbarco di Ortona, a circa 745 miglia nautiche di distanza. Scelta che ha ritardato l’arrivo dei naufraghi in un posto sicuro e il loro accesso ai servizi essenziali.

“Dopo quattro giorni di navigazione le 68 persone soccorse, tra cui ricordo erano presenti anche donne, minori e una donna al nono mese di gravidanza, sono potute finalmente scendere a terra – afferma Gabriele Padovan, comandante della nave Sar di Emergenncy – Ci auguriamo che tutti i naufraghi possano avere una vita migliore di quella che si sono lasciati alle spalle”.

Con lo sbarco di oggi la Life Support ha concluso la sua 43esima missione nel Mediterraneo centrale. La nave SAR di Emergency opera in questa regione dal dicembre 2022 e durante questo periodo ha soccorso complessivamente 3.510 persone.

“Durante i giorni di navigazione abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con le persone soccorse, di conoscere le loro storie, di prenderci cura di loro per drammi che durano da anni – racconta Crescenzo Caiazza, Medical team leader a bordo della Life Support di Emergency – hanno un percorso migratorio alle spalle che ha lasciato segni sul corpo, cicatrici più e meno visibili, conseguenze delle torture subite all’interno dei centri di detenzione libici, delle percosse, o dei giorni in cui sono state lasciate nel deserto senza cibo, acqua, né riparo a cui non tutti sono riusciti a sopravvivere. A bordo abbiamo avuto alcuni casi particolarmente delicati, penso a una donna in gravidanza e ai bimbi piccoli, a cui abbiamo garantito l’assistenza sanitaria. Ora auspichiamo che l’Italia e l’Europa sappiano accogliere e offrire un futuro a queste persone”.