Sabato, 25 Aprile 2026 Abruzzo

Medici di famiglia trasformati in dipendenti pubblici

Il no della FIMMG, “Riforma senza confronto"

La Fimmg Abruzzo esprime una netta contrarietà alla proposta di riforma della medicina territoriale avanzata dal Governo, che introduce il cosiddetto “doppio canale” e apre alla dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale impegnati nelle Case della Comunità.

I medici di famiglia abruzzesi hanno proclamato lo stato di agitazione dopo la rottura della trattativa sull’Accordo Integrativo Regionale (Air), segnale evidente di un confronto interrotto e di un clima di crescente preoccupazione nella categoria.

“La riforma così come è stata impostata rappresenta un intervento grave, difficile da realizzare e potenzialmente dannoso per la tenuta del sistema sanitario territoriale – dichiara il segretario regionale Fimmg Abruzzo, Mauro Petrucci – Siamo di fronte a un provvedimento costruito senza un reale coinvolgimento dei medici, che rischia di compromettere un equilibrio già fragile, soprattutto in una fase in cui, anche a livello regionale, il dialogo si è interrotto”.

Nel merito, la Fimmg Abruzzo contesta un cambio di impostazione che incide direttamente sul ruolo del medico di medicina generale. “Si va verso un modello che rischia di trasformare il medico di famiglia in un professionista legato all’organizzazione aziendale più che al cittadino – prosegue Petrucci – con conseguenze concrete sul rapporto fiduciario, che resta il fondamento dell’assistenza di prossimità”.

Secondo il sindacato, il cosiddetto “doppio canale” non rappresenta una soluzione alle criticità della sanità territoriale, ma introduce ulteriori elementi di incertezza. “Chi sceglie la medicina generale lo fa per esercitare una professione autonoma, radicata nelle comunità e costruita sulla continuità della cura. Pensare di rispondere alla carenza di medici modificando questo assetto è una strada che rischia di non funzionare”.

Le ricadute, avverte la Fimmg Abruzzo, potrebbero essere immediate: difficoltà nel reclutamento dei giovani medici, abbandoni anticipati e un ulteriore aggravamento della carenza assistenziale, già oggi evidente in molte aree della regione, in particolare nei territori interni.

“A pagarne le conseguenze saranno i cittadini – sottolinea Petrucci – Il rischio è quello di perdere progressivamente il medico di fiducia e di trovarsi di fronte a un sistema più frammentato, meno capace di garantire continuità assistenziale e presa in carico, soprattutto per i pazienti cronici e fragili. Ancora una volta il Governo va avanti senza una visione d’insieme del nostro sistema sanitario, che in 50 anni ha dimostrato di essere uno dei migliori al mondo. I ritardi e l’incapacità di gestire nei tempi giusti i fondi Pnrr ci hanno portato alla scadenza del 30 giugno completamente impreparati e ancora una volta la soluzione è in un decreto che guarda solo, e male, al particolare”.

La Fimmg Abruzzo ribadisce inoltre che la medicina generale non rappresenta il problema del sistema sanitario. “I medici di famiglia garantiscono ogni giorno l’assistenza ben oltre i limiti sostenibili, spesso senza adeguati supporti organizzativi. In molte realtà sono già parte attiva delle Case della Comunità. Il nodo vero resta la carenza di risorse, di personale e di investimenti sull’organizzazione territoriale”.

In questo quadro, la rottura del confronto sull’Air in Abruzzo assume un peso ancora più rilevante. “A livello regionale – conclude Petrucci – avevamo avviato un percorso che poteva rafforzare concretamente la sanità territoriale, partendo dai bisogni reali delle comunità. Interrompere il dialogo e, allo stesso tempo, imporre riforme dall’alto a livello nazionale rischia di compromettere ogni possibilità di costruire soluzioni efficaci”.

La Fimmg Abruzzo chiede al Governo e alla Conferenza delle Regioni di sospendere l’iter del provvedimento e riaprire un confronto strutturato con la medicina generale, sottolineando che il rafforzamento dell’assistenza territoriale passa da investimenti, organizzazione e valorizzazione del ruolo dei medici, non da interventi che ne modificano unilateralmente la natura.