Venerdì, 24 Aprile 2026 Abruzzo

Professore condannato per tentata concussione

La minaccia: “Ritira il ricorso o sei fuori"

Depositate le motivazioni della sentenza del tribunale di Pescara, che ha inflitto un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) al professore ordinario Roberto Benedetti, di 61 anni, per tentata concussione ai danni di una ricercatrice di Chieti, Agnese Rapposelli, all’interno dell’università d’Annunzio tra dicembre 2016 e maggio 2019. La sentenza è del 19 gennaio scorso e prevede anche un risarcimento da decidere in sede civile oltre a una provvisionale di 10mila euro.

I fatti. La ricercatrice presenta domanda per l’abilitazione scientifica nazionale in Statistica. Ha un profilo solido. Viene ricevuta, come riporta il Centro, nello studio del Benedetti che le suggerisce di ritirare la domanda in cambio di un aiuto in una tornata successiva per lasciare campo libero ad altri candidati. La ricercatrice rifiuta e, nel 2017, ottiene l’abilitazione.

Nel frattempo, la donna ha impugnato diverse procedure selettive al Tar, vincendo i ricorsi.  Il 23 maggio Benedetti la incrocia in ateneo: la avvisa che, a furia di azioni legali, si è fatta «terra bruciata» intorno. Il 29 maggio fissa un colloquio. I magistrati definiscono lo studio del docente «il luogo simbolico del potere accademico». Prima di entrare la ricercatrice accende un registratore che sarà decisivo.

Benedetti critica la via giudiziaria: è assai difficile, le dice, vincere un concorso «senza passare dalla magistratura». Sul tavolo la promessa di un bando ad hoc. La condizione: rinunciare ai ricorsi al Tar e non ostacolare il candidato vincitore in quel momento. La registrazione documenta come il professore ostenti il controllo sulle procedure. Assicura che «la commissione, a quel punto, la farei io». Ribadisce di non avere «nessunissima difficoltà… a garantirti che la cosa riguarda te». Promette di firmare quelle garanzie «col sangue se non ti fidi», prospettando una soluzione in cui «la cosa la faremmo pulita».

L’alternativa è rigida, i «termini dell’offerta erano fondamentalmente politici». Le opzioni sono due: «O continui la strada del ricorso a tutto… o cerchi un’altra soluzione». Impossibile trattare con i ricorsi pendenti: «Se c’è un ricorso sul tavolino come puoi andare a portare un accordo?». Il commiato suona come un ultimatum: «Quest’offerta te l’avevo fatta due anni prima… È la seconda volta e non ce ne sarà una terza».

Secondo i giudici è tentata concussione. Essi escludono l’esistenza di un margine contrattuale. La dinamica si fonda sulla costrizione morale. L’imputato sfrutta l’asimmetria di potere tra il suo ruolo del docente e la precarietà della donna. Il messaggio  è inequivocabile: adeguarsi per fare carriera, o subire un blocco totale. Il reato si ferma al tentativo solo grazie alla resistenza della vittima.

Oggi la parte ricorrente, 46 anni, è professoressa associata all’università d’Annunzio, traguardo raggiunto grazie alla vittoria di un concorso: da dicembre 2025 è al Dipartimento di economia aziendale, dopo aver  ottenuto il trasferimento per ragioni di opportunità con Benedetti.