Venerdì, 24 Aprile 2026 Abruzzo

Il "paradosso" della gestione idrica in Abruzzo

"Fondi a potabilizzatori ma l'acqua c'è, servono le reti"

“Che senso ha immettere più acqua in un sistema che non riesce a contenerla?”: è quello ormai definito il “paradosso” della gestione idrica nella provincia di Chieti, dove a fronte di una dispersione dell’acqua arrivata ben oltre il 70%, a causa delle condotte colabrodo, è stato finanziato, con circa 14 milioni di fondi Pnrr, un potabilizzatore sul lago di Casoli. Il tutto in un territorio dove il problema principale non sembra essere la disponibilità della risorsa alla fonte, quanto piuttosto la sua dispersione lungo la rete.

A denunciare la situazione sono Vittoria Camboni, responsabile “Acqua pubblica” per Sinistra Italiana – provincia di Chieti, e Michele Marino, segretario provinciale Sinistra Italiana – Chieti.

Un tema particolarmente sentito in Abruzzo, in particolare nelle provincia di Chieti, dove i cittadini sono ormai tristemente abituati a convivere con disagi tutto l’anno e dove è stata annunciata l’attesa “svolta storica” con la riforma del servizio idrico che intende razionalizzare il sistema di gestione dell’acqua attraverso la riduzione dei sub ambiti in cui risulta suddiviso l’Ambito territoriale unico regionale, che passerebbero da sei a due.

Intanto, nei giorni scorsi, si è registrato il maxi “blackout” idrico programmato, che ha coinvolto circa 20 comuni – tra il Pescarese e il Chietino – per consentire all’azienda comprensoriale acquedottistica, l’Aca, di svolgere lavori sulla condotta ‘Giardino’ finalizzati al potenziamento della rete.

“Negli ultimi giorni, il dibattito sulla gestione del servizio idrico in provincia di Chieti è tornato al centro dell’attenzione pubblica, anche alla luce delle dichiarazioni del presidente della Provincia e sindaco di Vasto, Francesco Menna“, osservano i referenti di Sinistra italiana.

“A margine della riunione dei sindaci in Sasi – la società che gestisce il servizio idrico in 92 dei 104 Comuni della provincia – Menna ha ribadito alcuni punti chiave per il futuro dell’acqua sul territorio”, ricordano (Qui il link)

“Il tema è tutt’altro che secondario: nel 2027 scadranno infatti le concessioni agli attuali gestori, rendendo necessaria una scelta strategica sul modello di gestione – sottolineano – L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere il servizio in house, cioè sotto controllo pubblico. Una prospettiva condivisibile, almeno nelle intenzioni, che tuttavia impone una riflessione più ampia sulla qualità della gestione attuale”.

“Tra le priorità indicate da Menna – ricordano Camboni e Marino – vi è la necessità di investire per ridurre la dispersione idrica, un problema strutturale che penalizza fortemente l’Abruzzo. La regione, infatti, si colloca al penultimo posto in Italia per perdite di rete. Un dato che, se analizzato nel dettaglio, trova la sua principale criticità proprio nella provincia di Chieti. Qui si registra una dispersione superiore ai due terzi dell’acqua immessa in rete: il 70,4%. Poco meglio fa L’Aquila con il 68,9%, mentre Pescara si attesta al 54,8%. Solo Teramo presenta una situazione relativamente virtuosa, con perdite pari al 27,9%, un valore che può essere considerato quasi fisiologico. È evidente, quindi, che sia proprio il territorio teatino ad abbassare drasticamente la media regionale. Coerentemente con questa analisi, Menna ha sottolineato l’importanza strategica del rifacimento delle reti idriche, definendolo di fatto il “problema dei problemi”.

“Tuttavia, proprio su questo punto emerge una contraddizione che merita attenzione – evidenziano – Viene infatti spontaneo chiedersi perché, a fronte di una criticità così evidente, la maggioranza dei sindaci abbia approvato un investimento di circa 14 milioni di euro – finanziato tramite PNRR – per la realizzazione di un potabilizzatore sul lago di Casoli. Una scelta che appare quantomeno discutibile se confrontata con l’urgenza di intervenire sulle infrastrutture esistenti. La domanda è semplice: non sarebbe stato più logico destinare quelle risorse al contenimento delle perdite idriche? Il problema principale del territorio, infatti, non sembra essere la disponibilità della risorsa alla fonte, quanto piuttosto la sua dispersione lungo la rete”.

“Ancora più controverso – sottolineano ancora – è l’impatto ambientale e strategico dell’opera. Il progetto del potabilizzatore punta a intensificare il prelievo da un lago già sottoposto a pressione, in un contesto in cui l’acqua disponibile è, peraltro, già di ottima qualità microbiologica e riconosciuta per le sue caratteristiche. Una scelta che solleva dubbi sia sul piano tecnico sia su quello politico, apparendo a molti come una visione miope rispetto alle reali esigenze del territorio. Il potabilizzatore, peraltro, è ormai concluso e tra pochi mesi si dovrà iniziare a restituire il finanziamento ricevuto. Viene allora da chiedersi quale sia il senso di immettere più acqua in un sistema che non è in grado di trattenerla, proprio a causa della carenza e dell’obsolescenza delle reti”.

“Ma, ancora una volta, si rischia di rinviare il problema, lasciandolo in eredità a chi verrà dopo – aggiungono gli esponenti di SI – Non si può tornare indietro rispetto a questa scelta. Tuttavia, proprio per questo, diventa ancora più urgente aprire una riflessione seria sulla governance tecnica del servizio idrico. Anche perché, nonostante il cambio del consiglio di amministrazione, essa resta sostanzialmente invariata. Si afferma con forza la volontà di mantenere la gestione dell’acqua in mano pubblica, ma il rischio è che questo resti uno slogan se non si interviene sulla governance e sull’efficienza operativa di Sasi”.

“Perché l’acqua sia davvero un bene pubblico, non basta che lo sia formalmente: è necessario che venga gestita con criteri di efficacia, trasparenza e responsabilità. In questo quadro, emerge un ulteriore elemento critico: pur a fronte di un consiglio di amministrazione rinnovato, Sasi sembra continuare a fare leva sulle distrazioni dei sindaci proprio rispetto alla governance tecnica del servizio. Un atteggiamento che finisce per perpetuare le inefficienze invece di correggerle”.

“Non possiamo più permettercelo. In assenza di un ripensamento profondo della gestione tecnica e delle priorità di investimento, il pericolo concreto è che il sistema continui a disperdere non solo acqua, ma anche risorse, credibilità e opportunità”, concludono.