Mercoledì, 22 Aprile 2026 Abruzzo

Sulla nuova classificazione dei Comuni Montani presentato un ricorso al TAR

Nel ricorso collettivo figurano anche due Comuni abruzzesi

Ci sono anche sette comuni abruzzesi, due della provincia di Chieti, fra i 67 da tutta Italia che hanno presentato ricorso al Tar contro la nuova classificazione che riduce i comuni montani. In Abruzzo, hanno aderito Archi e Roccamontepiano nel Chietino, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio in provincia di Teramo e Turrivalignani (Pescara).
Nel ricorso si rivendica l'illegittima esclusione dei ricorrenti dal “Nuovo elenco dei comuni montani”, adottato con delibera del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2026. A seguito di quel provvedimento 27 comuni della nostra regione persero lo status di “montani”.
L’esclusione, si legge nel ricorso, “determina una lesione consistente nella paventata perdita dello status di ‘comune montano’, con conseguente privazione di una pluralità di benefici normativi, finanziari e amministrativi, oltre a una significativa compromissione delle prospettive di sviluppo territoriale e di accesso ai fondi nazionali ed europei”. 
Si legge ancora: “I Comuni lamentano un effetto regressivo rispetto alla tutela costituzionale delle aree montane. La disciplina risulta irragionevole e discriminatoria, in quanto fonda la classificazione esclusivamente su parametri altimetrici e di pendenza, espungendo ogni riferimento ai criteri socio-economici, che costituiscono invece il nucleo sostanziale della ‘montanità’ e della relativa tutela costituzionale. Ciò determina una disparità di trattamento tra territori caratterizzati da analoghe condizioni di svantaggio”.
Ci sono casi, come quello di Castiglione Messer Raimondo, in cui si rischia la chiusura del plesso scolastico perché non rispetterebbe più gli standard minimi previsti dalla legge. Il sindaco, Vincenzo D’Ercole, dichiara: “Il nostro è purtroppo un caso di riferimento delle possibili conseguenze di quel provvedimento. È stata una scelta avventata, adottata senza programmazione e raccordo con gli altri dispositivi del nostro ordinamento. Basta pensare che nonostante la legge incentivi la costituzione di Unioni montane si tagliano i comuni che avrebbero i requisiti per costituirli. E occorre ricordare la ‘montanità’ non è una bandierina: parliamo di opportunità concrete di ottenere risorse e fondi vitali per contrastare lo spopolamento, perse da un giorno all’altro da una miriade di comuni, in Abruzzo e nel resto d’Italia”.
“Abbiamo sollecitato i nostri Comuni ad aderire”, dichiara Alessandro Paglia, direttore di Ali Abruzzo. “Il fatto che il ricorso sia stato sottoscritto da amministrazioni di segno diverso evidenzia quanto la scelta fatta dal governo comporti rischi reali per la tenuta dei territori, e non sia invece una questione di sola prospettiva politica. L’unico interesse in ballo è quello dei cittadini, e qui si parla purtroppo di penalizzare chi già è costretto a fare i conti con situazioni di partenza difficili, visto che vive in aree meno dotate o prossime ai servizi”.