È stata un’esperienza di grande valore culturale e formativo la lezione-evento che l’aula magna “Carlo Anelli” del Palazzo di Giustizia di Vasto ha ospitato nella mattinata di ieri, venerdì 10 aprile 2026, attraverso l’avvincente opera teatrale “Amuninni. Storia d’amore e di mafia” curata e interpretata da Massimo Caponnetto, figlio di Antonino, il magistrato che tra il 1983 e il 1988 guidò il pool antimafia ideato da Rocco Chinnici nel 1980. Dopo l’assassinio di Chinnici, dette forma giuridica al pool e accanto a sé chiamò Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. La loro attività portò all’arresto di più di 400 criminali legati a Cosa nostra, culminando nel maxiprocesso di Palermo, celebrato a partire dal 10 febbraio 1986.
L’iniziativa promossa dall’Università delle Tre Età di Vasto e patrocinata dall’assessorato alla Cultura, ha visto la partecipazione di numerosi studenti degli istituti scolastici superiori, unitamente rappresentanti del mondo istituzionale, civile e militare, e di tanti concittadini.
Dopo gli interventi introduttivi di Elio Baccalà e Margherita Giove, presidente e responsabile iniziative culturali dell’Unitre, dell’assessore alla Cultura Nicola Della Gatta, che ha portato anche i saluti del sindaco Francesco Menna, del magistrato Italo Radoccia, in rappresentanza del presidente del Tribunale Michele Monteleone, e di Maria Sichetti, presidente dell’Ordine degli Avvocati, la platea ha assistito alla sapiente ricostruzione della vicenda umana e professionale di Antonino Caponnetto, partendo dall’incontro fra Nino e la sua Bettina, nella Pistoia degli anni ‘40. Il loro amore incrocia le vicende della Storia quando Nino, nei primi anni ‘80, decide di tornare nella sua Sicilia per affrontare una sfida difficile e piena di incognite, che lo terrà lontano da Bettina per molto tempo.
«Siamo eternamente debitori verso uomini che, come Antonino, Rocco, Giovanni Paolo e tanti altri, hanno incarnato il senso delle Istituzioni con un rigore, un sacrificio, un servizio alla comunità, una cura per il destino di tutti che ora spetta ai nostri giovani conoscere, onorare e passare, come dote di valore, a chi verrà dopo», ha dichiarato l’assessore Nicola Della Gatta che ha sottolineato l’investimento costante dell’amministrazione comunale per la promozione di un’alleanza per la cultura della legalità con realtà istituzionali, del mondo della formazione e della socialità. «Antonino Caponnetto, straziato dalla morte degli amici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha pensato, almeno inizialmente, che fosse davvero tutto finito; ma poi, ben presto, ha ripreso la fiaccola della testimonianza e fino alla sua scomparsa l’ha portata ai giovani nella convinzione che ‘la mafia teme la scuola più che la giustizia’. Dai nostri giovani, dalla loro travolgente capacità di conoscenza può partire una rinnovata e sincera cultura della legalità», ha concluso l’assessore.
(Foto di Costanzo D’Angelo)