Sabato, 11 Aprile 2026 Nazionali

LOCKDOWN ENERGETICO: LUCE, GAS E CONSUMI DOMESTICI

COSA POTREBBE CAMBIARE IN ITALIA NEI PROSSIMI MESI

“In Italia si inizia a parlare di lockdown energetico mentre i prezzi di gas e petrolio salgono rapidamente, complice l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e i timori per la sicurezza delle rotte energetiche, a partire dallo Stretto di Hormuz. A riportare il tema al centro dell’attenzione è stato il commissario europeo all’energia Dan Jørgensen, che ha invitato gli Stati membri a prepararsi per tempo a uno scenario più critico. Si prospettano quindi interventi su consumi e attività, con possibili effetti su famiglie, mobilità e sistema produttivo”.

A dirlo Achiropita Cicala di Immobiliare.it.

Cosa potrebbe cambiare in casa per limitare i consumi in caso di lockdown energetico?

“Il primo ambito di intervento nel perimetro di un possibile lockdown energetico energetico in Italia – spiega – riguarda i consumi domestici che incidono in modo significativo sulla domanda energetica. Le prime indicazioni, ancora ipotetiche, fanno riferimento a una riduzione obbligatoria dei consumi di elettricità e gas, con effetti diretti sulla gestione quotidiana delle abitazioni. Il quadro che si delinea punta su interventi specifici. In particolare, si guarda a voci di consumo ben precise: limitazioni al riscaldamento e raffrescamento domestico, con soglie più basse o restrizioni sugli orari di utilizzo; riduzione dell’illuminazione, sia pubblica sia privata, per contenere i consumi elettrici; contenimento generale dell’uso di energia nelle abitazioni, con interventi su elettricità e gas”.

“Si tratta – osserva – di misure legate al razionamento energetico, cioè un sistema in cui le autorità introducono limiti ai consumi per garantire la stabilità della rete ed evitare criticità più ampie. Un precedente diretto risale alla crisi energetica del 1973, quando anche in Italia furono introdotte restrizioni su illuminazione e riscaldamento. Oggi lo scenario è più complesso, perché i consumi sono cresciuti in modo significativo e l’energia sostiene una parte sempre più ampia delle attività quotidiane, tra tecnologia, servizi digitali e climatizzazione”.

Per Achiropita Cicala “mobilità e organizzazione del lavoro entrano nel secondo livello di intervento. Anche qui, nel quadro di un lockdown energetico in Italia, lo smart working assume un ruolo rilevante perché consente di ridurre in tempi rapidi i consumi legati agli spostamenti. Le indicazioni europee vanno in questa direzione. Ridurre l’uso dei carburanti è tra le priorità, quindi è necessario intervenire sulle abitudini quotidiane e sugli spostamenti non indispensabili. Tra le misure suggerite, introdotte con un approccio graduale, rientrano: riduzione dell’uso di diesel e carburanti per l’aviazione; incentivazione dello smart working e del lavoro da remoto; limitazione degli spostamenti non necessari; maggiore utilizzo di trasporto pubblico e car sharing; valutazione di limiti di velocità più bassi; riduzione dei voli dove esistono alternative praticabili”.

“Se la tensione sul fronte energetico cresce – sottolinea – si entra nella fase più delicata, quella che coinvolge il sistema produttivo. La gestione dell’energia diventa selettiva e si basa su priorità economiche e strategiche. Secondo i dati Istat, le industrie più energivore in Italia appartengono a comparti ben definiti, con consumi elevati e difficilmente comprimibili senza effetti sulla produzione. Tra i settori più esposti a un lockdown energetico figurano: metallurgia e acciaierie, che richiedono grandi quantità di energia continua per i processi produttivi; industria della gomma e della plastica, con cicli produttivi ad alta intensità energetica; lavorazione dei minerali non metalliferi, come cemento, vetro e ceramica; industria alimentare, bevande e tabacco, fondamentale per la filiera di approvvigionamento”.

Il confronto con altri Paesi, che hanno già adottato misure per contenere i consumi, chiarisce meglio come potrebbe evolversi uno scenario di lockdown energetico in Italia.

“In Bangladesh – afferma – sono stati introdotti blackout programmati e la chiusura delle università, mentre in Myanmar si è intervenuti con razionamento dei carburanti e circolazione delle auto a giorni alterni. In Slovenia sono stati applicati limiti diretti all’acquisto di carburante. In Vietnam e Thailandia le autorità hanno puntato su un cambiamento delle abitudini, riducendo l’uso dell’aria condizionata e incentivando trasporti pubblici e mobilità alternativa. L’Egitto ha adottato misure mirate, tra cui chiusure anticipate delle attività e maggiore ricorso allo smart working per contenere i consumi elettrici. In altre economie avanzate si è scelto invece di agire sugli incentivi: in Australia sono stati resi gratuiti i trasporti pubblici in alcune aree, mentre nelle Filippine si è intervenuti con riduzione della settimana lavorativa e sussidi ai trasporti. Per l’Italia, dunque, un eventuale lockdown energetico potrebbe muoversi lungo direttrici simili, adattate al contesto nazionale. Il quadro resta articolato, ma segue una linea comune: ridurre la domanda energetica intervenendo sia sulle abitudini quotidiane sia sull’organizzazione economica”.