Venerdì, 3 Aprile 2026 Vastese

Mentre si continua a cercare Domenico Racanati si tenta di ricostruire quanto accaduto

Le barriere poste sul ponte per impedire l'accesso delle auto erano fisse o mobili?

Con il passare delle ore - mentre proseguono le ricerche di Domenico Racanati, il pescatore 53enne residente a Bisceglie e che si trovava in viaggio per raggiungere Ortona -, sono tanti gli interrogativi che si pongono i magistrati della Procura di Larino, gli uomini della Questura ed i giornalisti che stanno cercando di ricostruire quanto è accaduto ieri mattina su quel maledetto ponte.

Un'accurata ricostruzione è stata fatta dai colleghi di primonumero.it che, tra l'altro scrivono:

Anas scrive in un comunicato diffuso agli organi di informazione che “dalle verifiche effettuate, anche attraverso l’analisi dei filmati disponibili, risulta che due veicoli hanno transitato nel tratto interdetto, violando il divieto di circolazione vigente”.

Uno sarebbe precipitato nel fiume, mentre un secondo mezzo è riuscito a fermarsi pochi metri prima del punto in cui il viadotto ha ceduto: un furgone bianco diretto verso sud, rimasto sospeso a breve distanza dal vuoto.

A darne notizia, precisando la questione delle due auto è stata proprio la Procura della Repubblica di Larino, che ha aperto un fascicolo per crollo colposo, ipotizzando anche il reato di omicidio colposo qualora venisse confermato il decesso della persona dispersa.

Ma secondo testimonianze raccolte sul posto e via social, nelle ore comprese tra la chiusura delle 19 di mercoledì e il crollo avvenuto intorno alle 9 di giovedì, non sarebbero stati soltanto quei due veicoli a tentare il passaggio. Anche mezzi pesanti avrebbero provato a forzare il blocco, venendo respinti dal personale presente.

Ed è proprio questo il nodo centrale: chi doveva garantire la vigilanza? Nella comunicazione della Prefettura si faceva riferimento a “sbarramenti, segnaletica e personale di presidio”, ma al momento del crollo non è chiaro se tale presidio fosse effettivamente presente.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, il comandante della Polizia municipale di Montenero di Bisaccia, Pierfrancesco Assonia, ha dichiarato di essere rimasto sul ponte fino a circa dieci minuti prima del cedimento, dopo aver trascorso gran parte della notte sul posto. Ha confermato anche i tentativi di violazione del divieto, spiegando che già intorno alle 2.30 erano state respinte alcune auto mentre era in corso l’evacuazione di 47 abitanti della zona Marina.

Nelle prime ore della mattinata, ha aggiunto, il livello del Trigno appariva in diminuzione, tanto da far ipotizzare una possibile riapertura del traffico. Intorno alle 9.20 lui e un collega si sarebbero allontanati per effettuare verifiche in altri punti critici, quando è arrivata la segnalazione del crollo da parte del personale Anas. “All’inizio non volevo crederci, pensavo fosse uno scherzo”, ha riferito.

A questo punto si aggiunge un ulteriore elemento. Se il presidio non era sufficiente, perché non è stato predisposto uno sbarramento fisso e non aggirabile, come quello installato solo dopo il crollo? Oggi, infatti, il tratto è completamente interdetto con blocchi di cemento posizionati, lato sud, già all’altezza dello svincolo per la stazione di servizio dell’autostrada A14. Una chiusura totale che rende impossibile raggiungere l’area senza autorizzazione.

Prima del crollo era chiaramente più semplice. Resta senza risposta la domanda su cosa ci facesse il furgone immortalato a pochi metri dal giunto collassato. È stata la persona alla guida a dare l’allarme? E se c’è un testimone, come appare chiaro da una foto scattata negli istanti successivi il cedimento, perché giovedì in tarda mattinata le ricerche sarebbero state sospese, per riprendere poi solo ore dopo?

Altri interrogativi riguardano gli ultimi istanti prima del crollo. Secondo quanto emerso, il cinquantatreenne di Bisceglie, attualmente disperso, sarebbe stato al telefono con la moglie, che avrebbe sentito la chiamata interrompersi improvvisamente. Una versione che si intreccia con quanto dichiarato dal presidente della Regione, che in un intervento a Rai News 1 ha parlato invece di una telefonata al numero unico di emergenza rilevata dalle celle telefoniche. Due elementi che aprono un ulteriore dubbio: chi ha effettuato quella chiamata? Il disperso oppure un altro testimone che avrebbe assistito al passaggio irregolare o addirittura al cedimento?

Sono tutte domande alle quali dovrà dare risposta l’indagine della Procura della Repubblica di Larino, chiamata a fare piena luce non solo sulle cause del crollo, ma anche su eventuali responsabilità legate a quella che potrebbe trasformarsi in una tragedia.