Mercoledì, 1 Aprile 2026 Molise

Mamma e figlia morte, un solo fascicolo a Larino per tutte le ipotesi di reato

Trasferita la prima indagine in cui sono indagati 5 medici per omicidio colposo

Sul caso della morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi c'è ora un solo fascicolo di indagine alla procura di Larino per duplice omicidio premeditato.

Il fascicolo più vecchio sulla vicenda, quello che ipotizza l'omicidio colposo e nel quale sono indagati 5 medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, nei giorni scorsi è stato trasferito alla procura frentana che gestisce dunque ora la vicenda con unico fascicolo.

Il passaggio di competenza è anche dovuto al fatto che il reato più grave di quelli ipotizzati è avvenuto a Pietracatella, luogo del possibile avvelenamento, ed è anche avvenuto prima rispetto all'ipotesi di omicidio colposo. Le donne si sono sentite male nelle ore precedenti il Natale, i decessi sono invece avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre.

Le indagini sulla ricina, il veleno del quale sono state trovate tracce nel sangue di Sara Di Vita e di Antonella Di Ielsi, mamma e figlia di Pietracatella morto subito dopo Natale, si concentrano anche sul web.

Gli investigatori cercano di capire da dove possa provenire la sostanza letale che sarebbe stata usata per uccidere le due donne.

Verifiche riguardano in particolare il 'dark web', la parte sommersa della rete dove avvengono attività illegali. La pianta dalla quale proviene il veleno non è facile da reperire ma si troverebbe anche in Basso Molise. Gli agenti, infatti, hanno anche fatto informalmente verifiche in alcuni negozi della regione.
La ricina è molto citata in diverse serie tv, soprattutto americane, come Breaking Bad, e in passato fu utilizzata anche dal Kgb per assassinare un giornalista bulgaro alla fine degli anni '70. Gli 007 modificarono la punta di un ombrello e gli iniettarono una piccolissima dose in una gamba. Dai semi della pianta si estrae anche olio, utilizzato soprattutto dall'industria cosmetica. E una volta estratto l'olio, il residuo solido dei semi, i panelli di ricino, vengono impiegati in agricoltura biologica come concime organico azotato e, secondariamente, come repellente naturale per le talpe. Alcuni prodotti derivanti dalla ricina sono di facile reperibilità, ma solo i semi, attraverso un particolare trattamento, si trasformano in una tossina micidiale, i cui effetti diventano letali anche in dosi minime.

Fonte ANSA