Mercoledì, 18 Marzo 2026 Vasto

La Destra, una chitarra scordata: voti senza guida

Angelo Bucciarelli elabora un'attenta analisi del voto provinciale

di Angelo Bucciarelli

 

Le elezioni provinciali di Chieti consegnano la vittoria a Francesco Menna, ma il dato politico più interessante emerge quando si mettono insieme tutti i numeri.
Sulla carta il vantaggio del centrosinistra non era affatto schiacciante. Le stime della vigilia parlavano di 7-8 mila voti ponderati di differenza, quindi una partita aperta. Menna ha fatto ciò che in queste elezioni conta più di tutto: tenere unito il proprio campo, consolidando i rapporti tra sindaci e consiglieri della sinistra. Un'azione efficace.
La destra, invece, ha mostrato un limite organizzativo: l’incapacità di esprimere una linea unitaria e riconoscibile. Ha dimostrato di non avere una classe dirigente all’altezza di reggere una partita politica vera. È il segno di una classe dirigente che non riesce a stare insieme, che non riesce a fidarsi di se stessa.
La geografia dei grandi comuni lo dimostra. Nei centri sopra i 10 mila abitanti – quelli che pesano di più – il quadro è leggermente favorevole alla sinistra: Chieti, Vasto e Francavilla alla sinistra; Lanciano e Ortona alla destra. Eppure proprio lì Menna costruisce il vantaggio decisivo.
Tradotto in termini politici: nei comuni amministrati dalla destra, una parte dei voti si è orientata altrove.
Il dato si chiarisce ulteriormente guardando alle elezioni dei consiglieri provinciali.
I seggi si dividono: 6 a 6. Pari, o quasi  i voti ponderati: 45.141 alla sinistra; 45.419 alla destra.
Questo significa che, tra le due schede, presidente e consiglieri, il comportamento di voto cambia: coerenza sulla rappresentanza (consiglieri), discontinuità sul presidente.
Non è un’anomalia numerica.
È un dato politico.
Indica un modello in cui la chiarezza dell’appartenenza vale fino a un certo punto, mentre nella scelta decisiva intervengono altri fattori. Fattori che non riguardano programmi o visioni, ma equilibri, convenienze, rapporti interni.
In questo schema, il voto perde la sua funzione di rappresentanza e assume un carattere diverso, più negoziale che politico.
E quando questo accade, il risultato non riguarda uno schieramento soltanto.
Riguarda l’intero sistema.
Perché il cittadino, di qualsiasi area, si trova di fronte a un esito in cui numeri non coincidono con i comportamenti, e i comportamenti non sono spiegati da una scelta politica trasparente.
È qui che la fotografia diventa chiara.
La destra in provincia di Chieti, come dicono a Vasto, è una chitarra scordata.
E quando la politica funziona così, il senso stesso della rappresentanza si incrina.