Giovedì, 5 Marzo 2026 Chieti

Sciopero alla Pierburg di Lanciano: "Inaccettabili le modalità di vendita, i lavoratori meritano rispetto e certezze"

La protesta proclamata da Fiom Cgil e Fim Cisl, che criticano la procedura di cessione del settore civile del gruppo Rheinmetall

Le segreterie territoriali di Fiom Cgil e Fim Cisl, unitamente alle Rsu dello stabilimento Pierburg di Lanciano, proclamano 2 ore di sciopero per tutti i turni per lunedì 9 marzo 2026. Primo turno e giornaliero dalle ore 10 alle ore 12, con presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, il secondo turno sciopererà a fine turno.

Da mesi è stata annunciata la vendita dell’intero settore civile del gruppo Rheinmetall. Tra gli stabilimenti coinvolti figurano anche Pierburg Lanciano e Livorno. Lanciano è un sito strategico per il territorio e per centinaia di lavoratrici e lavoratori che in questi decenni hanno contribuito alla crescita e alla solidità industriale del gruppo.

“Questa operazione - denunciano Fiom Cgil e Fim Cisl - si sta svolgendo con modalità che riteniamo inaccettabili. Con il passare dei mesi, Rheinmetall ha progressivamente escluso dalla vendita asset ritenuti funzionali ai propri interessi, ma che di sicuro hanno diminuito l’interesse per la parte restante; lasciando di fatto negli ‘avanzi’ stabilimenti e professionalità che hanno rappresentato per oltre 40 anni un patrimonio fondamentale dell’azienda”.

“Grave - spiegano - è soprattutto il metodo: informazioni frammentarie, comunicate a gruppi ristretti, scavalcando sistematicamente il confronto con le organizzazioni sindacali e senza un vero passaggio trasparente presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. Non possiamo accettare che un’operazione di tale portata venga comunicata ai lavoratori e alle istituzioni solo a decisioni già assunte. In Germania, per i siti coinvolti nella vendita, sono stati sottoscritti accordi di tutela chiari e vincolanti. In Italia, invece, tutto procede nel silenzio e nell’incertezza". 

Questo è ancora più grave se si considera che esiste un accordo ministeriale del 2011 - incalzano - riconosciuto valido dall’azienda anche pochi mesi fa, che prevede impegni precisi per il sito di Lanciano, tra cui il mantenimento di un organico minimo di 103 dipendenti, oggi non rispettato e che i contenuti cozzano con il recente accordo tedesco. A oggi si parla solo di vendita, non si parla di futuro industriale e di salvaguardia occupazionale".

Fiom Cgil e Fim Cisl chiedono “impegni vincolanti sugli investimenti, un piano industriale chiaro e verificabile, stabilizzazioni e nuove assunzioni almeno fino a quota 103, garanzie sulla validità e continuità degli accordi sindacali esistenti, una garanzia pluriennale sulla tenuta dello stabilimento, con impegno in solido del gruppo, come avvenuto in Germania”.

“Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”, tuonano i rappresentanti sindacali. “Non accetteremo che in Italia vengano applicati standard di tutela inferiori rispetto a quelli garantiti altrove. A Lanciano e Livorno si terranno le medesime azioni, da questi territori parte un’unica richiesta: sia convocato con urgenza il tavolo ministeriale, per affrontare con trasparenza e responsabilità il futuro industriale e occupazionale dei siti italiani coinvolti. Le lavoratrici e i lavoratori meritano rispetto, certezze e prospettive”, concludono.