Mercoledì, 25 Febbraio 2026 Abruzzo

La Regione Abruzzo rischia citazioni per 35 milioni di euro

Ma si preannunciano tempi molto lunghi per i risarcimenti

“Per la prima volta si riconosce l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica. Certo, si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici”.

Le valutazioni del procuratore generale della Corte di appello di Perugia, il dottor Paolo Barlucchi,  dopo le condanne per disastro colposo sulla tragedia di Rigopiano (Pescara), avvenuta il 18 gennaio 2017, con 29 vittime, sembrano rendere ineludibile, a meno di improbabili colpi di scena quando sul caso di pronuncerà la Cassazione, un enorme risarcimento che la Regione Abruzzo rischia di pagare alle parti civili.

La somma che si ipotizza in astratto sfiora i 35 milioni ai familiari delle vittime compresi i danni ai superstiti. Alcuni di essi, infatti, si sono sottoposti a cure ospedaliere, altri hanno riportato traumi anche dal punto di vista psichico: a fronte di 29 vittime, infatti, delle persone rimasero ore intrappolate nell’hotel sommerso dalla valanga prima di essere salvati.

La sentenza dell’Appello bis, dunque, ha condannato i dirigenti regionali Vincenzo Antenucci, Pierluigi Caputi, Carlo Visca, a due anni e anche “al risarcimento dei danni subiti per effetto delle condotte” (la mancata realizzazione della Carta valanghe). Sono stati assolti il sindaco dell’epoca di Farindola (Pescara), Ilario Lacchetta e  il tecnico Comunale Enrico Colangeli.

I tempi, però, saranno inevitabilmente lunghi a fronte di richieste che, se accolte, non riporteranno in vita chi è scomparso, ma sono un doveroso atto di giustizia che aiuta a lenire il dolore indelebile a fronte di una tragedia evitabile che ha trafitto il cuore degli abruzzesi. Diversi legali, dunque, ritengono opportuno aspettare la decisione della cassazione prima di avviare le cause.

“Ritengo necessario”, commenta al riguardo l’avvocato, Vania della Vigna, parte civile in questo giudizio, sentita da Abruzzoweb, che ha al suo attivo significative esperienze per le cause civili e penali del post sisma all’Aquila, Casa dello studente in particolare dove ci furono 8 vittime per i crolli, e Amatrice,  “attendere il giudicato penale definitivo. In primo luogo è indispensabile esaminare le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello bis di Perugia; successivamente, è prevedibile una pronuncia della Corte di Cassazione, a impulso delle difese degli imputati condannati e verosimilmente anche della Procura Generale per le posizioni assolutorie. Solo dopo la definizione definitiva del processo penale sarà possibile procedere con piena efficacia in sede civile. Il giudicato penale di condanna costituirà il pilastro probatorio su cui fondare le richieste risarcitorie nei confronti della Pubblica Amministrazione e degli altri soggetti civili responsabili”.

Qui potrebbe essere subentrato nelle valutazioni il principio  della immedesimazione organica  un concetto giuridico per cui il  titolare di un organo non rappresenta semplicemente la persona giuridica (società o Pubblica amministrazione), ma è l’ente stesso, incarnandone la volontà e agendo in modo inscindibile. Gli atti e le responsabilità del funzionario si imputano direttamente all’ente. 

Confermati anche i risarcimenti disposti dalla sentenza di primo grado, per Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco, dirigente e responsabile  all’epoca dei fatti della viabilità della Provincia. Hanno fruito nel penale della prescrizione che non salva, però, dai risarcimenti.

Ora si attendono le motivazioni della Corte di Perugia  in vista delle impugnazioni degli imputati ma anche del Procuratore generale.

Restano da pagare, comunque, quasi 130 mila euro di spese legali a carico dei condannati e di coloro che hanno fruito della prescrizione.