Il caso della famiglia angloaustraliana che vive nel bosco a Palmoli (Chieti) ha acceso polemiche, dibattiti e scosso in profondità molte coscienze. Sono nate polemiche che in verità non hanno fatto luce sulla vicenda, ma addirittura hanno prodotto confusione e sterili diatribe.
Vogliamo pertanto contribuire a fare chiarezza, interpellando la scienza e cercare di comprendere in che consiste lo sviluppo mentale, emotivo e sociale del bambino. Soprattutto quali siano le indicazioni perché egli cresca sano e maturo. Ne abbiamo parlato con il professor Guido Brunetti, umanista-scienziato, docente universitario e scrittore.
“Per lungo tempo, il problema dello sviluppo neurobiologico e mentale del bambino - spiega Brunetti- è stato caratterizzato dal rapporto tra innato e acquisito, eredità e ambiente. Un tema complesso e difficile contrassegnato da forti polemiche tra i sostenitori dell’uno o dell’altro fronte. I genetisti affermavano che le qualità personali erano determinate dal patrimonio ereditario. Gli ambientalisti sostenevano il primato
dell’ambiente nel determinare le capacità personali.”
Le moderne neuroscienze hanno un ruolo fondamentale nella questione, poiché hanno mostrato che lo sviluppo umano è l’esito di uno stretto intreccio di una diversità neurobiologica, genetica e mentale, di una diversità di esperienze e del caso. A favorire la personalità individuale in modo specifico, originale e irriproducibile è quindi la presenza di molteplici fattori interrelati. Esiste un forte legame tra esperienze personali e interpersonali e sviluppo neurobiologico. Tutte le relazioni significative possono attivare lo sviluppo mentale.
Il Professor Brunetti ha messo in luce quello che è il fenomeno alla base di queste dinamiche, ovvero la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modellarsi e rimodellarsi continuamente a seguito di esperienze, stimoli e apprendimenti esterni.
Per favorirlo, occorre creare intorno al bambino quello che i neuroscienziati chiamano un ambiente arricchito. Questo ambiente genera la crescita cognitiva, emotiva, sociale e motoria del bambino proprio in virtù della presenza di una ricca varietà di attività stimolanti, come attività sociali, interpersonali, materiali e l’interazione con i coetanei e con gli adulti. Fatto fondamentale per imparare a comunicare, collaborare, condividere ed esprimere sentimenti ed emozioni in modo positivo.
“Sono stati effettuati esperimenti con topi attivati in un ambiente arricchito, in cui potevano giocare insieme e nel quale venivano introdotti nuovi giocattoli. E’ risultato che il loro cervello acquistava dimensioni maggiori. Già Darwin nel 1871 descriveva come conigli e lepri cresciuti in cattività in una gabbia abbiano un cervello del
15-30% più piccolo rispetto ai loro simili cresciuti in un ambiente arricchito. Anche i bambini trascurati e deprivati affettivamente e socialmente -continua Brunetti- hanno un cervello più piccolo e soffrono di varie limitazioni sul piano cognitivo, intellettivo, linguistico, motorio e delle esperienze.”
Esperimenti scientifici fatti in laboratorio hanno dimostrato che se si fa crescere un animale in condizioni di sensory deprivation, in assenza di stimoli ambientali, si ottiene un essere “impoverito e scarsamente reattivo con un effetto negativo sullo sviluppo mentale. Analogamente, la crescita dell’umano non è dunque un processo
automatico, come si credeva un tempo, ma possibilità di stabilire sempre “maggiori relazioni con il mondo”. Il nostro comportamento viene modellato dall’enorme impatto delle esperienze. Grazie all’evoluzione culturale che si affianca all’evoluzione neurobiologica, l’essere umano è come se avesse a disposizione mille cervelli affacciati sul mondo.
Oggi, i neuroscienziati sostengono che una crescita sana ed equilibrata sia il risultato di una forte interazione tra sviluppo corporeo, capacità mentali e risorse ambientali.
Lo sviluppo del bambino- aggiungono- è legato in modo indissolubile alla comunicazione e quindi alle relazioni con il mondo esterno.
Grazie alle moderne neuroscienze, possiamo dispiegare l’intricato meccanismo che regola ogni aspetto della vita umana, e proprio queste hanno mostrato che a fare di noi quello che siamo è l’interazione tra geni, ambiente ed eventi casuali. I geni costituiscono l’impalcatura, ma le altre strutture sono modulate dall’azione reciproca tra geni, ambiente e caso.
Ne è nato, per i neuroscienziati, un importante principio: use it or lose (se lo usi- il cervello- cresce, se non lo usi muore). Il bambino è unità di corpo e mente, ragione e sentimento, persona e ambiente; un binomio indissolubile, in cui ognuna delle due parti non può sussistere autonomamente.
Per concludere, il Professor Brunetti espone la sua limpida visione:
“Ho lavorato per molti anni nelle istituzioni minorili del Ministero di Grazia e Giustizia e in collaborazione con i Tribunali per minorenni. In nome della scienza e delle esigenze prevalenti del bambino, avanzo due proposte.
Vorrei caldamente e fortemente pregare il Tribunale de L’Aquila di disporre il ritorno dei bambini all’affetto dei propri genitori, primario fattore della loro crescita.
Sospendere poi ogni iniziativa giuridica e legale e incaricare uno psichiatra, esperto soprattutto in psichiatria psicodinamica, di preparare un programma, contenente concrete indicazioni circa la destinazione e l’organizzazione del nucleo familiare e da realizzare sotto la sua supervisione”.
Ancora una volta, conoscere il contributo delle neuroscienze alla vita quotidiana risulta mandatario, in quanto sono la chiave che apre la serratura della mente, per addentrarsi nei suoi più oscuri segreti.
Gaia Stivaletta