Venerdì, 20 Febbraio 2026 VastoIngoia cocaina lasciata in casa e muore a 15 mesiMadre trentenne indagata per omicidio colposoDovrà rispondere dei reati di omicidio colposo e false informazioni al pubblico ministero Laura Ionela Mitran, 30 anni, originaria della Romania, madre del piccolo Ramyr Tonio, morto a 15 mesi per un'”intossicazione acuta” dopo aver ingoiato cocaina mentre era a casa. Il piccolo si trovava nell’appartamento del centro storico di Vasto (Chieti), dove viveva con la madre, quando, quella domenica del 10 agosto scorso, è avvenuta la tragedia. Una fine che, secondo le contestazioni, poteva e doveva essere evitata da chi aveva l’obbligo naturale e giuridico di proteggere una vita appena iniziata. L’epilogo – ricostruisce Il Centro – si è consumato quando mancavano pochi minuti alle sette. L’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale San Pio si è concluso con l’ingresso in reparto di un corpicino ormai in fin di vita. I medici dell’area di emergenza si sono mobilitati all’istante, mettendo in atto ogni protocollo di rianimazione, ma il cuore del piccolo Ramyr ha smesso di battere poco dopo il suo arrivo, lasciando i medici davanti a un decesso apparentemente senza spiegazione. Sul corpo del bambino non si notavano lividi, non c’erano escoriazioni, mancava qualsiasi segno evidente di violenza o di incuria fisica pregressa. Gli investigatori e i medici – riporta ancora Il Centro – guardavano alla sindrome della morte in culla, un evento drammatico quanto fulmineo, o magari a un tragico soffocamento causato dall’ingestione di un corpo estraneo. Per fugare ogni perplessità, il pm ha bloccato la restituzione della salma e ha ordinato gli accertamenti scientifici. La realtà è emersa dall’autopsia eseguita dal medico legale Pietro Falco: Ramyr è morto a causa delle conseguenze dell’assunzione di droga. Dalla consulenza medico-legale ha preso forma un’inchiesta giudiziaria con accuse pesantissime, coordinata dal sostituto procuratore Silvia Di Nunzio. Alla donna viene contestata una forte “imprudenza”, materializzatasi nell’aver lasciato la cocaina all’interno della propria casa, appoggiata in un luogo facilmente accessibile ai movimenti del figlioletto. Il pm individua anche un’inequivocabile “negligenza”, ovvero la totale mancanza di vigilanza sul neonato. Per la procura, in estrema sintesi, la madre avrebbe provocato il decesso del figlio per pura colpa. A rendere ancora più complicata la posizione della trentenne si aggiunge una seconda accusa, altrettanto grave. L’indagata, secondo il pubblico ministero, ha deliberatamente omesso di riferire la presenza della sostanza stupefacente all’interno della casa e ha tenuto nascosto il fatto che il bambino avesse potuto assumere la droga. Adesso la donna, difesa dall’avvocato difensore Alessandro Cerella, avrà modo di fornire la sua versione dei fatti e difendersi dalle contestazioni. |
