Sabato, 29 Novembre 2025 Vasto

Le Suore della Congregazione Figlie della Croce lasciano Vasto

Della Gatta: "Grazie per la cura che avete costantemente profuso a servizio di intere generazioni di vastesi"

«Grazie per la cura che avete costantemente profuso a servizio di intere generazioni di vastesi, nella loro formazione umana, culturale e per l'esempio di generosità e di altruismo che avete esercitato nelle tante opere di carità realizzate in questo lungo cammino nella nostra città». 
Con queste parole l'assessore alla Cultura Nicola Della Gatta, al termine della celebrazione eucaristica presieduta ieri, 28 novembre 2025, nella Concattedrale di San Giuseppe dal parroco Don Luca Corazzari, ha portato il saluto della comunità cittadina alla congregazione Figlie della Croce, che chiudono la missione locale a causa di mancanza di nuove professioni religiose.

Il loro percorso prese avvio il 16 aprile del 1879, quando su invito dell'arcivescovo di Chieti, Mons. Ruffo, tre suore, accompagnate dalla Superiora generale suor St. Roger, iniziarono la loro missione nel Palazzo Tiberi in via Laccetti. Successivamente, nel 1886, a causa della sede insufficiente ad accogliere coloro che desideravano beneficiare dell'opera delle suore, si trasferirono in via Lago, nella casa donata dal canonico Giacomo Tommasi, che venne distrutta a seguito della frana del 1956. Il 29 settembre del 1959 veniva inaugurato il nuovo Istituto delle figlie della Croce in via Madonna dell’Asilo.
«Continueremo a pregare con voi e per voi, perché il nostro affetto per questa città non cesserà con la chiusura della missione" ha assicurato Sr Anna Maria Di Pietro, Madre Provinciale, a cui l'assessore Della Gatta, a nome del sindaco Francesco Menna e dell'intera cittadinanza, ha fatto dono di un'opera d'arte in ceramica rappresentante uno scorcio di Vasto. 
«Quando l'ammirerete - ha concluso l'assessore Della Gatta - farete memoria viva di una comunità in cui tanti continueranno ad esservi grati per quanto avete donato con instancabile senso di prossimità».