DONNA MORTA PER SHOCK SETTICO ALL’OSPEDALE DI PESCARA
Martedì, 1 Settembre 2026 Abruzzo
LA CORTE D’APPELLO DISPONE UN RISARCIMENTO MILIONARIO
La corte di appello dell’Aquila ha condannato la Asl al pagamento di oltre un milione per il risarcimento da colpa medica dopo la morte di una paziente di Pescara. I giudici hanno aumentato la somma da erogare a oltre un milione e le spese legali dopo la precedente sentenza del tribunale di Pescara.
I fatti. Una donna di 61 anni si è presentata al Pronto Soccorso dell’ospedale di Pescara con dolori addominali acuti e febbre. Le viene diagnosticata una diverticolite con sospetta microperforazione intestinale e viene ricoverata in chirurgia, ma l’intervento necessario non viene eseguito con tempestività. Nei giorni successivi si sono sviluppati sepsi e insufficienza renale, fino a richiedere l’emodialisi. Solo dopo diversi giorni la paziente è stata sottoposta a un intervento di drenaggio laparoscopico, ormai troppo tardi. La donna muore per shock settico.
È l’inizio di una vicenda che lo Studio Legale Chiarini, con sedi a Urbino e Chieti, ha seguito dal primo grado fino alla recente decisione della Corte d’Appello dell’Aquila.
I familiari della vittima, assistiti dagli Avvocati Gabriele e Claudia Chiarini, dopo un tentativo di composizione stragiudiziale non andato a buon fine, hanno richiesto una consulenza tecnica preventiva per accertare le responsabilità della struttura sanitaria. La perizia tecnica ha stabilito che l’intervento chirurgico avrebbe dovuto essere eseguito entro il quarto o quinto giorno dal ricovero, e non all’ottavo come invece è avvenuto: un ritardo che i consulenti hanno individuato come causa diretta del decesso.
Il Tribunale di Pescara aveva accolto le tesi della famiglia, riconoscendo un risarcimento di oltre 930.000 euro, comprensivo in particolare del danno per la perdita del rapporto parentale.
Il giudizio è quindi proseguito in appello, dove la Corte dell’Aquila, con sentenza pubblicata lo scorso 20 luglio, ha rivisto la quantificazione del danno da perdita del rapporto parentale, ritenendo che un simile risarcimento non possa essere stabilito discrezionalmente tra un minimo e un massimo previsto dalle tabelle, ma debba fondarsi su un metodo a punti che tenga conto di elementi verificabili come età, grado di parentela, convivenza e qualità del legame. Un principio confermato di recente anche dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13865 del 13 maggio 2026.
Applicando questo criterio con le più recenti tabelle milanesi, il risarcimento per la sola perdita del rapporto parentale ha superato il milione di euro. La Corte ha inoltre rivisto al rialzo anche le spese legali, portandole da poco più di 10.000 a oltre 50.000 euro.
«Una sentenza ben fatta può deflazionare il contenzioso più di molte formule conciliative», commenta l’Avvocato cassazionista Gabriele Chiarini. «Non è una questione aritmetica ma di metoto e prevedibilità. Se le decisioni fossero motivate correttamente fin dal primo grado molte impugnaziondi si potrebbero evitare”.
E’ comunque possibile il ricorso in Cassazione.
