Viva Zapatero?
Un commento alla vittoria del socialismo spagnolo
Sulle recenti elezioni legislative spagnole si è detto molto. Qualcuno ha celebrato la vittoria del Partito Socialista (PSOE), altri hanno segnalato José Luis Rodríguez Zapatero come un modello da seguire e c’è stato anche chi ha gridato alla tragedia: il successo socialista metterebbe a rischio l’unità del Paese e il concetto tradizionale di famiglia.
Bisogna chiarire due o tre punti importanti sulla dinamica del voto, altrimenti si corre il rischio di non dargli la giusta importanza.
Il risultato elettorale non si può capire senza tener presente lo svolgimento della scorsa legislatura, caratterizzata dallo scontro frontale tra l’Esecutivo del PSOE e il Partido Popular (PP), il principale partito dell’opposizione, liderato da Mariano Rajoy. La dura relazione tra i due partiti ha spinto gli spagnoli alle urne: la partecipazione (75.3%) ha quasi raggiunto il record del 2004 (75.6%), quando si votò pochi giorni dopo il terribile attentato di Atocha.
L’alta partecipazione ha premiato il PSOE, soprattutto grazie alla teoria del 'voto utile', e il PP, che ha fatto leva, com’è ovvio, sulla necessità di evitare il bis di Zapatero.
Così, entrambe le formazioni politiche hanno migliorato il loro risultato rispetto alle elezioni del 2004 e hanno guadagnato cinque deputati. Se guardiamo però l’aumento percentuale, il PP è cresciuto più del doppio (2.4%) del PSOE (1.02%). D’altra parte, i partiti minoritari di sinistra e nazionalisti hanno registrato una perdita considerabile di voti e sono usciti sconfitti da questa tornata elettorale.
Quindi, la vittoria del PSOE ha tolto importanza ai partiti posizionati a sinistra della formazione socialista.
Inoltre, Zapatero non è riuscito, come gli ultimi due suoi predecessori, ha ottenere la maggioranza assoluta nel secondo mandato. Questo significa che dovrà scendere a patti con i partiti di minoranza, come ha già fatto negli ultimi quattro anni. Però i partiti che tradizionalmente hanno raggiunto accordi puntuali con il PSOE, Izquierda Unida e Ezquerra Republicana de Catalunya, sono tra quelli che hanno perso forza. L’unico possibile socio del futuro governo è quindi Convergencia i Unión, espressione del nazionalismo catalano moderato.
Sì, il PSOE ha vinto le elezioni, ma tanto gli allarmismi di chi vede la Spagna in mano ai pericolosi rojos, come la gioia di chi la vede l’avanguardia progressista d’Europa, sono esagerati.
Zapatero ha portato avanti delle riforme coraggiose, ha rischiato ed è stato premiato con un secondo mandato. Ma è un premio boomerang, una vittoria che nasconde una trappola, visto che dovrà necessariamente spostare la politica del suo governo verso il centro. Dialogo, concertazione, accordo, sono le parole che più si ripetono nei discorsi dei socialisti, e non è un caso. D’altra parte, anche il PP dovrà rivedere la sua politica di scontro frontale con il governo, un atteggiamento che non lo ha premiato.
Tutto ciò, in un contesto di crisi economica e alta inflazione, che mette in serio pericolo i buoni risultati di crescita registrati dalla Spagna negli ultimi anni. Senza dimenticare che Zapatero dovrà affrontare alcune questioni sociali molto importanti, per esempio le relazioni tra lo Stato e la Chiesa Cattolica; dovrà arginare le richieste nazionaliste, soprattutto catalane e basche; e dovrà, come tutti i governi dalla morte di Franco, cercare di sconfiggere il terrorismo dell’ETA.
Felicidades, ¡señor Zapatero!
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