Martedì, 24 Gennaio 2012 VastoUscita di sicurezzaL’evanescente gestione commissariale non fa bene al Pdl vastese, stretto tra oligarchie e signorini delle tessereA questo punto, per un militante serio (grazie a Dio esistono), meglio andare via, meglio rintanarsi. Se il commissariamento della sede di corso Garibaldi non ha prodotto effetti, anzi ha accelerato la decomposizione di un partito ridotto al 12% dei consensi, c’è da chiedersi che altro debba succedere o, in positivo, che cosa si possa fare per imprimere una svolta, per risalire la china. I giochi, intanto, sembrano già fatti: si tratta soltanto di passare all’incasso attraverso la celebrazione del congresso cittadino, che si svolgerà dopo quello provinciale. Lasciando stare quest’ultimo, ai cittadini vastesi interessa l’assemblea locale, quella dove, teoricamente, i singoli iscritti potranno dire la loro e votare per darsi una struttura. Già, ma sarà cosi? Al di là delle voci che circolano in Città, è ormai certo, o molto probabile, che, quando verrà il momento, il duo Prospero-Tagliente, consiglieri regionali ed ex sindaci di Vasto, disporrà della maggioranza assoluta delle tessere, con tanti saluti al principio democratico “una testa, un voto”. Il che è un precipitato storico, giunto alle estreme conseguenze, di quel duopolio, affermatosi da tempo ed accettato dalla segreteria provinciale. La quale sembra non rendersi conto che, grazie ai due compari, il partito, a Vasto, annaspa, e annaspa di brutto. Evidentemente, a Chieti va bene che la realtà territoriale vastese sia ben sotto la media, anzi sotto il minimo etico e della decenza (politica), col risultato pratico, ma molto triste, che Vasto, la seconda città della provincia, non offusca le consolidate posizioni di potere raggiunte da Febbo e Di Stefano. Rispetto a questi giochini, Prospero e Tagliente sono utili strumenti. Per non dire altro. È ovvio che entrambi preferiranno piazzare, nel ruolo di coordinatore cittadino, qualche iscritto di terza o quarta scelta (si parla di una giovane donna) con un’esperienza politica vicina allo zero, ma proprio per questo facilmente manovrabile. A meno che, come Paolo di Tarso caduto da cavallo sulla via di Damasco, gli iscritti, all’ultimo momento, si ravvedano. I miracoli di questo tipo, però, avvengono di rado.
Giacinto Zappacosta |
