Punto Critico
'Fatti, non parole', anche dall'altro lato
Tempo fa ho avuto la fortuna di partecipare a una conferenza di Oliviero Toscani, un'artista sicuramente abituato alla critica. Tra le sue foto più famose, ce n'è una particolarmente bella: su uno sfondo bianco, una mano mostra un pugno di riso. Il contrasto tra il nero della mano e il bianco dello sfondo e del riso colpisce immediatamente chi la guarda e il messaggio arriva velocemente al cervello: è una campagna contro la fame nel mondo. Durante la presentazione Toscani spiegò che qualcuno aveva criticato la semplicità dell'immagine e aveva sottolineato che una foto così può scattarla chiunque. "E perchè non l'hai fatto tu?", è stata la risposta.
Abituati alla critica facile e superficiale, siamo sempre pronti a puntare il dito contro chi ha sbagliato utilizzando come metro le nostre idee: la colpa dell'altro è aver agito diversamente da come avremmo fatto noi. Senza dubbio la critica è un nostro diritto, un dovere in alcuni casi, ma concentrando la nostra attenzione su quel più o meno piccolo filo di paglia, ci dimentichiamo che nei nostri occhi c'è una trave.
Se loro hanno sbagliato, noi che abbiamo fatto? Niente.
È una risposta che toglie ogni credibilità alle nostre parole e lascia la nostra critica senza forza. Non è una risposta che può soddisfarci e non possiamo nasconderci dietro la miserabile scusa dell'impossibilità. Il poco tempo libero o la difficoltà di un progetto non sono giustificazioni che possano salvarci dalla più facile delle risposte: "Sí, ma tu che hai fatto?"
Al 'Bar dello Sport' tutti siamo buoni allenatori e ottimi ministri d'Economia ed è anche divertente, ma fuori dobbiamo dimostrare di saper agire esattamente come chiediamo ai politici, ai calciatori o a parenti e amici.
Abbiamo dei limiti, certo, ma anche delle risorse: l'azione da peso alle nostre parole e alle nostre critiche. Se davvero si crede in un'idea, si lavora per realizzarla e non ci si limita a sottolineare ciò che non è stato fatto o dove si è sbagliato, altrimenti le nostre lamentele non sfuggiranno al confronto con il "niente" e non avranno nessun valore.
Parlo, chiaramente, dell'agire politico, cioè al di fuori della nostra vita privata e dei nostri hobbies. Tutti dovremmo sentirci responsabili della cosa pubblica, anche e soprattutto nelle realtà locali, dove abbiamo maggiori responsabilità. Il quartiere, il comune e la provincia sono campi d'azione alla portata di tutti e ci sono vari modi per influire sui processi decisionali.
Per dar peso alle loro critiche, alcuni vivono di rendita e si riparano dietro le lotte sociali degli anni '60 e '70 o si rifanno a grandi ideologie e correnti di pensiero, per esempio la tradizione liberale o il movimento No Global. Non basta più.
Oggi, la maturità del sistema politico, l'alto livello culturale e le nuove tecnologie ci offrono un potenziale di partecipazione e d'influenza impensabile fino a pochi anni fa. Se si vuol dar peso alle idee, bisogna dimostrare che alle parole seguono i fatti: la critica fine a se stessa non è più accettabile. Bisogna contrapporre un progetto giusto a uno sbagliato per dar forza alle parole. Bisogna partecipare e guadagnarsi il rispetto delle proprie critiche.
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