Punto Critico

Pubblicato Martedì , 19 settembre 2006
Punto Critico

Punto Critico

Bookmark and Share 664 letture Nessun commento Lascia il tuo! Stampa

'Fatti, non parole', anche dall'altro lato

Tempo fa ho avuto la fortuna di partecipare a una conferenza di Oliviero Toscani, un'artista sicuramente abituato alla critica. Tra le sue foto più famose, ce n'è una particolarmente bella: su uno sfondo bianco, una mano mostra un pugno di riso. Il contrasto tra il nero della mano e il bianco dello sfondo e del riso colpisce immediatamente chi la guarda e il messaggio arriva velocemente al cervello: è una campagna contro la fame nel mondo. Durante la presentazione Toscani spiegò che qualcuno aveva criticato la semplicità dell'immagine e aveva sottolineato che una foto così può scattarla chiunque. "E perchè non l'hai fatto tu?", è stata la risposta. Abituati alla critica facile e superficiale, siamo sempre pronti a puntare il dito contro chi ha sbagliato utilizzando come metro le nostre idee: la colpa dell'altro è aver agito diversamente da come avremmo fatto noi. Senza dubbio la critica è un nostro diritto, un dovere in alcuni casi, ma concentrando la nostra attenzione su quel più o meno piccolo filo di paglia, ci dimentichiamo che nei nostri occhi c'è una trave. Se loro hanno sbagliato, noi che abbiamo fatto? Niente. È una risposta che toglie ogni credibilità alle nostre parole e lascia la nostra critica senza forza. Non è una risposta che può soddisfarci e non possiamo nasconderci dietro la miserabile scusa dell'impossibilità. Il poco tempo libero o la difficoltà di un progetto non sono giustificazioni che possano salvarci dalla più facile delle risposte: "Sí, ma tu che hai fatto?" Al 'Bar dello Sport' tutti siamo buoni allenatori e ottimi ministri d'Economia ed è anche divertente, ma fuori dobbiamo dimostrare di saper agire esattamente come chiediamo ai politici, ai calciatori o a parenti e amici. Abbiamo dei limiti, certo, ma anche delle risorse: l'azione da peso alle nostre parole e alle nostre critiche. Se davvero si crede in un'idea, si lavora per realizzarla e non ci si limita a sottolineare ciò che non è stato fatto o dove si è sbagliato, altrimenti le nostre lamentele non sfuggiranno al confronto con il "niente" e non avranno nessun valore. Parlo, chiaramente, dell'agire politico, cioè al di fuori della nostra vita privata e dei nostri hobbies. Tutti dovremmo sentirci responsabili della cosa pubblica, anche e soprattutto nelle realtà locali, dove abbiamo maggiori responsabilità. Il quartiere, il comune e la provincia sono campi d'azione alla portata di tutti e ci sono vari modi per influire sui processi decisionali. Per dar peso alle loro critiche, alcuni vivono di rendita e si riparano dietro le lotte sociali degli anni '60 e '70 o si rifanno a grandi ideologie e correnti di pensiero, per esempio la tradizione liberale o il movimento No Global. Non basta più. Oggi, la maturità del sistema politico, l'alto livello culturale e le nuove tecnologie ci offrono un potenziale di partecipazione e d'influenza impensabile fino a pochi anni fa. Se si vuol dar peso alle idee, bisogna dimostrare che alle parole seguono i fatti: la critica fine a se stessa non è più accettabile. Bisogna contrapporre un progetto giusto a uno sbagliato per dar forza alle parole. Bisogna partecipare e guadagnarsi il rispetto delle proprie critiche.

Commenti

Nessun commento
Commenta la notizia
ATTENZIONE: il tuo commento verrà pubblicato previa moderazione della redazione