Processo a Castiglione per il meeting con Fini
Piccone, rampognato dai vertici Pdl a Roma, si scatena a Dragonara contro il vice-governatore
Pubblicato su "Il Messaggero"
di LILLI MANDARA
PESCARA - Ogni volta, come un mantra come una giaculatoria come un amen. Una specie di quota, uno a uno: e così accade che per ogni Gianfranco Fini pronunciato evocato annunciato, Alfredo Castiglione senta il bisogno forte la necessità impellente di ribadire la sua indiscussa fedeltà a Gianni Chiodi. Sempre, che non si dica che lui è un traditore un fedifrago e chissà adesso che gli passa per la testa, no lui sta con Fini ma anche con Gianni, il suo è un capolavoro dell’op-oppismo. Lo fa in ogni intervista e l’ha fatto anche mercoledì scorso al Circus davanti al presidente della Camera: «La nostra assoluta fedeltà a Gianni Chiodi non è in discussione, anzi noi lavoriamo insieme in perfetta sintonia», noi cioè i finiani ha ribadito il vice presidente della Regione alla platea del Circus accorsa per Fini, che non si dica che ”Generazione Italia” tenta il colpo di mano ma quandomai. Anzi: per dirla tutta, lui con uomini come Granata o Bocchino non ha niente da spartire. E che bisogno c’era: lo sanno tutti che Castiglione non è uomo da colpi di testa o da voltafaccia al partito, non lo fece neppure quando Lorenzo Sospiri gli soffiò il seggio alla Camera e allora a lui lo corteggiarono tutti i partiti offrendoli mari e monti in cambio dei suoi preziosissimi novemila voti, «mai» rispose fedele nei secoli lui. «Fesso sì ma traditore no», Castiglione neppure in quel caso si vendette per una poltrona.
Questa volta però tutte le sue dichiarazioni di fedeltà non sono bastate. Sabato scorso alla riunione del Pdl a Dragonara, il coordinatore Filippo Piccone gli ha fatto un liscia e buss in diretta, colpa della convention organizzata a Pescara con Fini appunto, per benedire il nuovo circolo di ”Generazione Italia”. Le urla di Piccone si sono sentite fino a Pescara, raccontano i partecipanti. Castiglione si è giustificato con la più scontata delle obiezioni: «....ma è il presidente della Camera!». «E tu non ti sei accorto di quello che sta succedendo a Roma tra Berlusconi e Fini!?». Scintille: lo statomaggiore del Pdl non ha per niente gradito che mezza Pescara si sia mobilitata per il presidente della Camera, come non ha gradito Lorenzo Sospiri che il suo rivale Castiglione riuscisse a riempire il Circus per l’anti-Berlusconi, in un momento in cui il centrodestra a Pescara accusa una forte crisi di identità per colpa dell’inadeguatezza del sindaco Luigi Albore Mascia. Il timore per un pezzo del Pdl pescarese è che Castiglione adesso riesca a catalizzare il dissenso degli elettori di centrodestra nei confronti del primo cittadino, per beneficiarne lui a scapito dei sostenitori più diretti di Mascia. Come Sospiri.
Ma la rampogna di Piccone a Castiglione è stata soltanto un assaggio di quello che lo stesso coordinatore regionale del Pdl ha subito a Roma: strapazzato e frullato lui per primo dai vertici del Pdl per aver consentito che l’Abruzzo diventasse il palcoscenico di Fini nel momento di massima crisi con Berlusconi. Anzi, nel giorno della resa di Berlusconi sul ddl intercettazioni: dal palco del Circus infatti Fini ha potuto annunciare la sua vittoria perchè in Commissione giustizia erano stati recepiti tutti gli emendamenti proposti dalla Bongiorno. Finito lo scontro Piccone-Castiglione, il Pdl ha studiato le mosse per affrontare il consiglio straordinario di domani sul piano operativo della sanità. Un altro scoglio difficile per Gianni Chiodi.
di LILLI MANDARA
PESCARA - Ogni volta, come un mantra come una giaculatoria come un amen. Una specie di quota, uno a uno: e così accade che per ogni Gianfranco Fini pronunciato evocato annunciato, Alfredo Castiglione senta il bisogno forte la necessità impellente di ribadire la sua indiscussa fedeltà a Gianni Chiodi. Sempre, che non si dica che lui è un traditore un fedifrago e chissà adesso che gli passa per la testa, no lui sta con Fini ma anche con Gianni, il suo è un capolavoro dell’op-oppismo. Lo fa in ogni intervista e l’ha fatto anche mercoledì scorso al Circus davanti al presidente della Camera: «La nostra assoluta fedeltà a Gianni Chiodi non è in discussione, anzi noi lavoriamo insieme in perfetta sintonia», noi cioè i finiani ha ribadito il vice presidente della Regione alla platea del Circus accorsa per Fini, che non si dica che ”Generazione Italia” tenta il colpo di mano ma quandomai. Anzi: per dirla tutta, lui con uomini come Granata o Bocchino non ha niente da spartire. E che bisogno c’era: lo sanno tutti che Castiglione non è uomo da colpi di testa o da voltafaccia al partito, non lo fece neppure quando Lorenzo Sospiri gli soffiò il seggio alla Camera e allora a lui lo corteggiarono tutti i partiti offrendoli mari e monti in cambio dei suoi preziosissimi novemila voti, «mai» rispose fedele nei secoli lui. «Fesso sì ma traditore no», Castiglione neppure in quel caso si vendette per una poltrona.
Questa volta però tutte le sue dichiarazioni di fedeltà non sono bastate. Sabato scorso alla riunione del Pdl a Dragonara, il coordinatore Filippo Piccone gli ha fatto un liscia e buss in diretta, colpa della convention organizzata a Pescara con Fini appunto, per benedire il nuovo circolo di ”Generazione Italia”. Le urla di Piccone si sono sentite fino a Pescara, raccontano i partecipanti. Castiglione si è giustificato con la più scontata delle obiezioni: «....ma è il presidente della Camera!». «E tu non ti sei accorto di quello che sta succedendo a Roma tra Berlusconi e Fini!?». Scintille: lo statomaggiore del Pdl non ha per niente gradito che mezza Pescara si sia mobilitata per il presidente della Camera, come non ha gradito Lorenzo Sospiri che il suo rivale Castiglione riuscisse a riempire il Circus per l’anti-Berlusconi, in un momento in cui il centrodestra a Pescara accusa una forte crisi di identità per colpa dell’inadeguatezza del sindaco Luigi Albore Mascia. Il timore per un pezzo del Pdl pescarese è che Castiglione adesso riesca a catalizzare il dissenso degli elettori di centrodestra nei confronti del primo cittadino, per beneficiarne lui a scapito dei sostenitori più diretti di Mascia. Come Sospiri.
Ma la rampogna di Piccone a Castiglione è stata soltanto un assaggio di quello che lo stesso coordinatore regionale del Pdl ha subito a Roma: strapazzato e frullato lui per primo dai vertici del Pdl per aver consentito che l’Abruzzo diventasse il palcoscenico di Fini nel momento di massima crisi con Berlusconi. Anzi, nel giorno della resa di Berlusconi sul ddl intercettazioni: dal palco del Circus infatti Fini ha potuto annunciare la sua vittoria perchè in Commissione giustizia erano stati recepiti tutti gli emendamenti proposti dalla Bongiorno. Finito lo scontro Piccone-Castiglione, il Pdl ha studiato le mosse per affrontare il consiglio straordinario di domani sul piano operativo della sanità. Un altro scoglio difficile per Gianni Chiodi.
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