Partita sospesa

Pubblicato Domenica , 4 luglio 2010
Pista Ciclabile Vasto Marina dopo il raid

Pista Ciclabile Vasto Marina dopo il raid

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Una città che non c'è più

Tanto tempo fa, ma non troppo, quando noi vecchi Vastesi di oggi portavamo i calzoni corti, e a scuola indossavamo rigorosamente e orgogliosamente il grembiule, una partitella a pallone sul lungomare (che non era stato ancora ribattezzato “l’aeroporto”) venne interrotta dall’intervento di un Maresciallo dei Carabinieri. L’approccio dell’Ufficiale dell’Arma fu benevolo e deciso al tempo stesso. Abbassò il finestrino della “Gazzella” e ci fece questo discorso: “Sapete quanto spende il Comune per mantenere questo lungomare?”. Mio cugino, il più grandicello fra di noi, pallone sotto il braccio, a mo’ di cocomero appena comprato al mercato di Santa Maria, proferì quello che avevamo capito immantinente, appena quel finestrino si abbassò: “Ce ne dobbiamo andare?”. La domanda, retorica, suonava come un assenso incondizionato, e vorrei dire spontaneo e condiviso, alla cortese richiesta del Maresciallo. Quel giorno, e anche in quelli successivi, non giocammo più sul lungomare, neanche quando divenne, nella toponomastica locale, “l’aeroporto”. Così eravamo e così non siamo più. Quel tessuto sociale, quei sentimenti, quei valori sono stati consegnati alla storia. Provate a immaginare la scena adesso, nell’anno di grazia 2010: il Maresciallo sarebbe sbeffeggiato dai ragazzini di turno, che magari, per ripicca, col favore delle tenebre, prenderebbero a sassate i lampioni. Ma si può? Che cavolo è successo a questa città? Possibile che i vandali debbano distruggere fiori appena piantati e pista ciclabile nuova di zecca? E i genitori che fanno? Hanno abdicato al loro ruolo di educatori? Gli uni, i figli, e gli altri, gli adulti, impantanati senza rimedio nelle sabbie mobili della società liquida, il cui esito immediato, palpabile nella cronaca di Vasto e di altri luoghi, è appunto il luddismo ai danni di aiuole e piste ciclabili. L’esito finale deve essere ancora scritto.

Giacinto Zappacosta

ettore 13/11/2010 12:49:58
ma i genitori di questi delinquenti sono i principali colpevoli.Non si chiedono cosa stanno facendo i figli sino a tarda notte?Nelle case si mangia ancora insieme a tavola?Siamo noi genitori che dobbiamo educare i nostri figli al vivere civile ed al rispetto del prossimo.Non dialogare con i figli significa non aver capito il nostro ruolo primario di genitore responsabile.
giarhis 05/07/2010 21:22:04
cari signori il tempo che voi ricordate era quello che tra la piazza e la loggia avevi fatto Vasto, che se non sbaglio finiva al campo Boario. come dicevo questa cittadina è cambiata, per numero di abitanti, comportamenti e conoscenze, o ce ne cominciamo a rendere veramente conto, oppure abbiamo voglia a ricordarci i bei tempi andati. La società civile si costruisce tutti i giorni con esempi e luoghi virtuosi. sicuramente non con i piagnistei. la pista ciclabile è stata un facile bersaglio? Mi togliete una curiosità andreste in giro per una favela brasiliana con un Rolex al polso? No? Perchè alla fine di questo si tratta non sono due lampioncini messi in un posto fino ad ieri dimenticato da dio e dagli uomini a potere dare e infondere quel rispetto che non esiste addirittura in tante case.
Ciccosan 05/07/2010 15:54:24
Non credo che Giacinto ed io volessimo sostenere che si stava meglio prima. Saremmo due sciocchi se rimpiangessimo i cappotti rivoltati, i geloni alle mani, il bidente per lavorare, la difterite, la poliomelite, o la terribile "vermolina" da bere quando di frequente ci infestavano gli ossiuri (la virminère). Entrambi facevamo riferimento, lui più diretto di me, all'educazione familiare che poi si riversava sui comportamenti esterni. C'entrano poco le risse in tv e i tronisti sul fatto che un giovane si diverta a rompere i lampioni; anzi i lampioni sono da sempre bersaglio dei ragazzi ribelli: prima con le fionde ora a pedate. La differenza è la consapevolezza di fare qualcosa di male, azioni che i genitori punirebbero e gli educatori censurerebbero severamente. In questo senso si, c'è un po' di nostagia di quando era più chiaro a tutti il confine tra bene e male, ovviamente in senso civico. Inoltre, attenzione! Non tutti i giovani subiscono questa distorsione della personalità dagli esempi dei potenti di turno. Molti sanno quello che vogliono e sanno che devono impegnarsi per ottenerlo. In particolare le ragazze.
giarhis 05/07/2010 10:56:44
Le colpe sono sempre degli altri? Leggo con interesse il tuo articolo,dove riporti ai bei tempi andati e mi accorgo che per quanto in forme diverse il filo conduttore è sempre il solito: si stava meglio prima. A tutti i nostalgici vorrei dire una sola cosa. signori questo paese è cambiato! Ma non solo Vasto è cambiata l'Italia che da paese esportatore di cultura e buon gusto si è trasformato nel paese più trash del mondo. Un paese dove in vent'anni si è affermata la subcultura delle liti in diretta e dell'arroganza del potente ecco cos'è diventato e ci lamentiamo se i nostri figli rompono lampioncini, mi sembra che ci accorgiamo della punta dell'iceberg e non di quello che c'è sotto che ci sta portando verso il naufragio completo. Un paese dove tutti i giorni si assistono a vessazioni da parte del politico di turno o del potente dove vuoi che ci porti caro Giacinto? Quello dei lampioncini è l'indicatore di quali valori hanno dei ragazzini di 15/16 anni che null'altro hanno in mente se non mettersi in mostra, attirare l'attenzione sia pur del loro piccolo branco e lasciami dire vedere continuamente decisioni malprese a danno di tutta la popolazione in po' di rabbia e rancore lo lascia anche a me che non sono propriamente un ragazzotto, nello specifico è possibile spendere tanti soldi pubblici per mettere dei lampioni ad altezza di qualsiasi poco intelligente voglia dimostrare la sua forza ed ancora è possibile attaccare quei lampioni con due vitine autofilettanti che anche un bambino in vena di scherzi potrebbe tirare giù? Capisco bisogna risparmiare ma poi non stiamo li a lamentarci se qualcuno sfrutta le debolezze del sistema per affermare la sua personalità bacata.
Ciccosan 05/07/2010 09:29:09
Bravo Giacinto e grazie per averci ricordato com'era bella e vivibile questa città. Quando chiunque ti avesse visto per strada combinare marachelle ti chiedeva di chi eri figlio e subito dopo "aspìtte ... mo' chi vede mammète e pètte!". E tu sapevi che quel giorno o il giorno dopo, tuo padre o tua madre ti avrebbe fatto una ramanzina senza nemmeno chiederti spiegazioni. Quando i maestri di scuola fermavano in piazza i genitori e gli raccontavano del comportamento dei figli. Quando i genitori, per non vederti oziare durante le vacanze, ti mettevano a bottega: dal barbiere, dal meccanico, dal falegname, dallo stagnaro e via dicendo. Quando le nonne ti cucivano la tonachella per farti servire Messa la domenica o scucivano una antica sottoveste con merletto per confezionarti la candida "cotta". Quando le ragazze ti facevano "la dottrina" il sabato pomeriggio e sbirciavano dalla finestra sperando che passasse quello che poi sposeranno. Quando sentivi i rintocchi della campana a morte e tutti si fermavano un attimo a chiedersi chi era passato a miglior vita. Quando è cominciata la fine di tutto questo?
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