New deal all'italiana
Il nuovo corso della politica nostrana
Non è facile capire quale sarà il nuovo assetto politico quando finirà la corsa al nuovo che hanno intrapreso i partiti italiani. Ma è chiaro che la novità riguarderà solo i gruppi parlamentari, la svolta che chiediamo da tempo non ci sarà neanche questa volta.
Un tempo, la politica era l’avanguardia della società e sapeva rispondere alle esigenze sociali ancor prima che si manifestasse il nostro malessere. Uomini di pensiero, gente preparata ed esperta, sognatori alle volte, si battevano per rispondere alle necessità dei suoi elettori. Il sistema non era perfetto, ma se qualcosa di buono è stato fatto nell’Italia repubblicana, lo dobbiamo a loro.
Oggi, la politica insegue a stento la Società Civile. Sono i cittadini che spingono verso una nuova forma di fare politica, sono loro che chiedono, da tempo, un cambio radicale nei rapporti eletto-elettore. Se la politica è lontana dai cittadini, è perché i cittadini l’hanno sorpassata e i politici sono rimasti indietro.
I nostri politici sono lenti, rilassati su vecchie posizioni e ci presentano giorno dopo giorno la stessa minestra riscaldata. Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Quel poco che c’è, lo si deve alla spinta che dal basso chiede più impegno e più risultati.
Il dibattito politico, lungi dall’essere un'accorata discussione sul bene del Paese, è un continuo ricatto, un do ut des che potrebbe essere anche giustificato, se non fosse che lo scopo è non perdere il potere e non il bene del Paese. Un senatore che ricatta il governo per avere più peso nella maggioranza; un ministro che minaccia crisi per ogni virgola, salvo poi tornare sui suoi passi: l’esito di nuove elezioni non è così scontato; politici che creano nuovi partiti attorno ad un leader. Le idee? Domani ci penserò, senz’altro...Infine, referendum disattesi. La volontà espressa dai cittadini nelle legittime forme costituzionali non è altro che un aneddoto nella politica dei partiti.
Se il futuro del Paese non fosse così importante, potremmo ridere di gusto e metterci alla finestra a guardare, come fossimo una vecchia pettegola, fin dove sono capaci di arrivare. E invece ci tocca spingere per raddrizzare il timone, premere affinché il cambio di pensiero e di modi, prima che di nome, sia davvero il definitivo, quello che riconduca i nostri politici ad occuparsi di ciò che davvero conta: noi.
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