Necessità comunicative

Pubblicato Mercoledì , 28 giugno 2006
Necessità comunicative

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La morte delle parole

Come tutte le mattine, entro nella mia casella di posta elettronica e leggo. Senza neanche aprirle, cancello tutte le mail con allegati simpatici, barzelette, catene di Sant'Antonio o pubblicità. Posso mandare 150 caratteri a migliaia di chilometri in pochi secondi, posso inviare una lettera a un amico che vive in un altro continente con un click, posso telefonare a mia madre nel bel mezzo del deserto e non posso dire: "Grazie", "Scusa" o "Ti odio". La tecnologia e lo sviluppo non possono guarire un vizio antico dell'umanità. Siamo la generazione della comunicazione, da un punto di vista storico stiamo vivendo una rivoluzione, un evento paragonabile alla scoperta della parola o della scrittura...e non siamo lontani dalla caduta della torre di Babele. Il silenzio, l'incapacità di parlare, la chiusura all'altro e il muro contro muro rimangono. Voglio che Ahmadinejad si sieda a parlare con Bush, che Olmert e Mazen si diano la mano...Ma non sono capace di dire a un amico che ho sbagliato, di ringraziare chi mi aiuta o semplicemente di raccontare la mia vita. Leggo blog, leggo forum, leggo mail e leggo SMS e l'unica idea che mi faccio è che non siamo capaci di comunicare, non sappiamo usare i mezzi e le possibiltà che abbiamo. Non mi riferisco alla tecnologia, ai telefoni o ai computer, ma alla parola. Il mio computer può tradurre quello che scrivo in cinque o sei lingue diverse, può inviarlo in tutto il mondo e può anche lanciarlo nella rete come un messaggio in una bottiglia, ma non può dire quello che non so dire, non può trovare le parole che cerco. Ancora una volta, i mezzi non sono importanti: l'importante sono le parole, il messaggio che si scrive e il messaggio che si legge. Nella mia casella di posta elettronica non voglio freddi allegati, non voglio impersonali 'copia e incolla', ma voglio parole semplici e originali, voglio messaggi veri e spontanei, che mi piacciano o no. Da parte mia, preferirò il silenzio alla banalità e alla standarizzazione della comunicazione. Spero di riuscire ad applicare quest'idea anche alla rubrica che oggi innauguro.

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