Mercoledì, 9 Giugno 2010 EditorialiLo scandalo delle pensioni voluto dal centrodestraNel decreto legge provvedimenti inaccettabili e discriminatoriA partire dal 1 gennaio 2011 tutti coloro che maturano i requisiti di
pensionamento di vecchiaia o di anzianità ai sensi delle norme vigenti, potranno andare in pensione solo 12 mesi dopo aver maturato i relativi requisiti, se lavoratori dipendenti, e 18 mesi dopo se lavoratori autonomi. Questo è quanto prevede il passaggio alla cosiddetta “finestra mobile” contenuto nel decreto del governo sulla manovra economica E’ escluso:
Ciò vuol dire che a partire dal 2011 nel settore privato si andrà in pensione di vecchiaia a 66 anni per gli uomini e a 61 per le donne o che saranno necessari 41 anni di lavoro (indipendentemente dall’età) per andare in pensione. L’inserimento dei lavoratori e lavoratrici che maturano i 40 anni di versamento in questo nuovo sistema di “finestre mobili” è particolarmente odioso in quanto questi lavoratori, a differenza di coloro che non hanno raggiunto i 40 anni di versamenti, non potranno maturare nessun miglioramento delle condizioni economiche con cui andranno in pensione. Tutto ciò mentre il Governo ha lasciato nel dimenticatoio e nulla ha fatto in tema di pensionamento anticipato per chi è inserito nelle lavorazioni usuranti, anzi anche su questo tema si preparano provvedimenti restrittivi Ma il fatto più scandaloso riguarda la clausola di non garanzia per i lavoratori che si trovano in mobilità, che magari hanno firmato volontariamente perché nell’arco di tre/quattro anni avrebbero maturato le condizioni per poter accedere ai trattamenti pensionistici, senza soluzione di continuità. Per questi si apre un baratro. Il decreto prevede che solo 10.000 persone, potranno mantenere i requisiti pregressi, e che le domande verranno selezionate secondo il criterio di precedenza temporale dell’inoltro della richiesta individuale di pensione. Una sorta di roulette russa! Arrivata a quota 10.000, la norma scandalo prevede che l’INPS “non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici” ovvero utile al fine di poter andare in pensione secondo il sistema di finestre preesistenti. Inoltre sono presi in considerazione solo gli accordi di mobilità realizzati entro il 30 aprile 2010, lasciando scoperto tutto il mese di maggio 2010. Se consideriamo che a dicembre 2009 risultavano in mobilità 129.337 persone, soltanto il 7% della platea riuscirebbe a veder salvaguardate le condizioni sulla base delle quali ha aderito agli accordi. La conseguenza sarà di scatenare una di guerra tra poveri inaccettabile, con decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori che a termine della loro storia lavorativa si troverebbero senza ammortizzatore sociale e senza la possibilità di accedere al trattamento pensionistico. Questo decreto colpisce e annulla l’esito di centinaia di accordi sindacali con cui abbiamo cercato di gestire le crisi aziendali e produttive senza soluzioni traumatiche, evitando i licenziamenti. Oggi i l governo decide di scaricare su i più deboli un prezzo intollerabile. |
