L’Italia-buco nero

Pubblicato Venerdì , 19 dicembre 2008
Il deserto

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Il Paese che risucchia se stesso

A volte l’Italia è un enorme buco nero. Un grande buco nero che risucchia tutto e tutti destinadoci all’oblio, al non ricordo e al silenzio. Un buco nero che inghiotte la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra memoria, il nostro presente, le nostre battaglie, il nostro futuro, le nostre speranze e i nostri sogni. L’Italia-buco nero non sa da dove viene, non ricorda com’è nata e non prepara nessun futuro. L’indipendenza, la dittatura, le guerre, le lotte degli anni ‘60, il terrorismo, le stragi, i padri della Patria, i padri della Costituzione, gli eroi anonimi e quelli con nome e cognome, i poeti e i naviganti, l’arte, le montagne e il mare, tutto nel buco che niente sa, che niente ricorda e niente spera.

L’enorme buco nero che è il nostro Paese è riuscito ad inghiottire anche il dibattito pubblico. Fino a qualche anno fa, il dibattito era continuo. Si parlava di temi importanti, come il ruolo dello Stato nell’economia, i diritti sociali, il peso delle religioni nella società. Ricordo, per esempio, un dibattito ospitato da ‘La Repubblica’ sul laicismo nel 2004, diventato poi un libro (Dibattito sul laicismo, a cura di E. Scalfari, Ed. L’Espresso, 2005), a cui presero parte Eugenio Scalfari, Giuliano Amato, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, Umberto Eco, Rocco Buttiglione...tra gli altri. Un dibattito sincero, aperto, anche duro, ma con basi solide. Si presentano idee ed opinioni, si ricorda l’opera dei classici, si confutano tesi, si tirano somme. Un dibattito interessante, che arricchisce e che, soprattutto, apre nuove domande, crea nuove idee. Fa alzare lo sguardo verso l’orizzonte.

Questo tipo di dibattito è sparito, inghiottito dall’Italia-buco nero. Al suo posto, abbiamo piccole scaramucce di partito, rivalità di scrittori venduti al sistema editoriale e di intellettuali schiavizzati dalla politica in cerca di visibilità e successo (economico). I media si occupano di pettegolezzi, in cerca del macabro e dello spettacolare. Non interessa più l’opinione di esperti e studiosi, ma i particolari intimi dei famosi. Non c’è voglia di conoscere e di capire, ma di spiare e di guardare dal buco della serratura le vite false di attori, cantanti o di anonimi diventati famosi per non aver fatto niente. Si cerca il particolare scabroso, il sangue e il sesso, se possibile, per poi chiamare alla corte dei nuovi principi dei mezzi di comunicazione, il tuttologo di turno ed alimentare cosí lo spettacolo del niente con contributi vuoti.

In Italia si sente la mancanza di una élite culturale attiva e disposta al confronto. Al contrario, sembra che quelle menti che dovrebbero sostenere la nostra cultura, presentarci soluzioni e teorizzare alternative, si siano spente, troppo occupate a guadagnare, a stare in prima linea, non nella ‘guerra’ di idee, ma nel gran varietà in cui si è trasformata la vita culturale italiana. Tra giullari, ballerine sculettanti, ragazzi palestrati e esperti del niente che gridano, fa la sua apparizione la élite culturale italiana. Fa “cucú” da dietro il sipario, balla un valzer con l’idiozia e ritorna al suo posto, tranquilla, ad aspettare che il gran buco nero la risucchi.

Massimiliano del Viscio
nicolino Mascitelli 28/10/2010 05:45:36
Bell'articolo. Condivido pienamente. Hai centrato il nocciolo del problema. Cosa non si dovra' patire per riemergere dal buco nero! La gran parte e' perduta e non rivedra' la luce del sole. Un'altra parte non si pone la domanda e non sa cos'e'la luce del sole e nemmeno il buco nero. La rimanente parte nutre la speranza che qualcosa di forte accada. Che Dio ce la mandi buona. Tanti saluti e coraggio. Ce la si puo' fare
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