L'agonia della giovane masai.
A 13 anni dovrà sopprimere suo figlio.
Si chiama Rampaini, ha 13 anni, è adornata da una bella collana di perline rosse, molto ammirate dai turisti, ma per la ragazza significa un grosso guaio.
‘E” rimasta incinta di un moran dopo il “fidanzamento temporaneo” Il ragazzo è un parente lontano (un tabù tra i maasai) e il neonato rischia di essere ucciso alla nascita. Cosi’ dice: So che il mio bambino sarà’ gettato a morire nella foresta come capita in questi casi per tanti altri. Il “ fidanzamento temporaneo” per una minorenne con un giovane guerriero (moran) è pratica comune tra i maasai. La cerimonia consiste nell’adornare al collo della ragazza una corona di perline di vari colori, che hanno diversi significati: rosse per le “fidanzate”, colori misti per le sposate, bianco significa purezza, nero vita difficile, ecc. Quando la minorenne è stata “coronata” dal giovane moran i genitori della ragazza costruiscono una capanna per la coppia, dove può convivere. Alla ragazza non è permesso restare incinta perché non ancora circoncisa, pratica comunissima tra i maasai, anche se teoricamente fuori legge. La collana di perline rosse costa circa un centinaio di euro (10.000 scellini), che il moran si procura razziando il bestiame delle tribù’ vicine. La sventura per Rampaini è stata quello di essere rimasta incinta di un parente, per “colpa sua”. Al ragazzo non si addebita alcuna responsabilità. Ora tocca a lei abortire con metodi crudi, altrimenti il bambino verra ucciso o se possibile dato in adozione ad un’altra comunità. Non tutte le ragazze "coronate" rimangono incinte. I giovani sono istruiti dagli anziani nel praticare il coitus interruptus. Altre ragazze, più emancipate, fuggono da casa per evitare la cerimonia come la diciannovenne Silvia Kirendi: "Scappai da casa cercando rifugio in una missione cattolica. Il padre mi ha accolto nella scuola elementare ed ora ho finito l'educazione primaria". Alcuni prominenti maasai emancipati condannano la pratica, che però continua specialmente tra i clan piú tradizionalisti e remoti. Cosí commenta un missionario: "La pratica deumanizza le le ragazze e uccidere i bambini equivale ad omicidio. Solo l'educazione, anche tra i genitori, servitá a sradicare il costume".
dal corrispondente Giorgio Ferro
fonte: malindikenya.net
‘E” rimasta incinta di un moran dopo il “fidanzamento temporaneo” Il ragazzo è un parente lontano (un tabù tra i maasai) e il neonato rischia di essere ucciso alla nascita. Cosi’ dice: So che il mio bambino sarà’ gettato a morire nella foresta come capita in questi casi per tanti altri. Il “ fidanzamento temporaneo” per una minorenne con un giovane guerriero (moran) è pratica comune tra i maasai. La cerimonia consiste nell’adornare al collo della ragazza una corona di perline di vari colori, che hanno diversi significati: rosse per le “fidanzate”, colori misti per le sposate, bianco significa purezza, nero vita difficile, ecc. Quando la minorenne è stata “coronata” dal giovane moran i genitori della ragazza costruiscono una capanna per la coppia, dove può convivere. Alla ragazza non è permesso restare incinta perché non ancora circoncisa, pratica comunissima tra i maasai, anche se teoricamente fuori legge. La collana di perline rosse costa circa un centinaio di euro (10.000 scellini), che il moran si procura razziando il bestiame delle tribù’ vicine. La sventura per Rampaini è stata quello di essere rimasta incinta di un parente, per “colpa sua”. Al ragazzo non si addebita alcuna responsabilità. Ora tocca a lei abortire con metodi crudi, altrimenti il bambino verra ucciso o se possibile dato in adozione ad un’altra comunità. Non tutte le ragazze "coronate" rimangono incinte. I giovani sono istruiti dagli anziani nel praticare il coitus interruptus. Altre ragazze, più emancipate, fuggono da casa per evitare la cerimonia come la diciannovenne Silvia Kirendi: "Scappai da casa cercando rifugio in una missione cattolica. Il padre mi ha accolto nella scuola elementare ed ora ho finito l'educazione primaria". Alcuni prominenti maasai emancipati condannano la pratica, che però continua specialmente tra i clan piú tradizionalisti e remoti. Cosí commenta un missionario: "La pratica deumanizza le le ragazze e uccidere i bambini equivale ad omicidio. Solo l'educazione, anche tra i genitori, servitá a sradicare il costume".
dal corrispondente Giorgio Ferro
fonte: malindikenya.net
Commenti
Nessun commento
Commenta la notizia



