Sabato, 22 Dicembre 2018 Nazionali

La manovra dei tagli e delle tasse è il fallimento del sovranismo

Nella manovra economica non c'è alcuna idea sul futuro di questo Paese

Ciò che è accaduto negli ultimi tre mesi è qualcosa di mai visto nella storia della nostra Repubblica. Hanno trascinato l'Italia in un'avventura pericolosa e senza senso e ora, dopo settimane di toni spavaldi e confusione su cifre e contenuti, hanno dovuto fare una retromarcia clamorosa. Altro che sovranismo.

Proveranno, come sempre, a raccontarla diversamente, ma la verità è che questa manovra ha inferto un colpo durissimo al nostro Paese. È una manovra sbagliata, per tre motivi.
 

Il primo. Salvini e Di Maio hanno perso tre mesi facendo pagare alle nostre famiglie, ai nostri lavoratori, alle nostre imprese il prezzo della loro propaganda di partito. Hanno provato disperatamente a mantenere in piedi il loro contratto di governo, un esperimento impossibile e già fallito, perché somma incoerente di due programmi in realtà incompatibili. Avevano annunciato di aver abolito la povertà e invece è cresciuta la spesa pubblica per interessi, si è fermata l'economia, è aumentato il costo dei nuovi mutui per imprese e cittadini.

Il secondo. L'accordo con l'Europa scongiura il rischio di una procedura di infrazione che sarebbe stata una catastrofe per l'Italia, ma lo fa a carissimo prezzo. Ulteriori passi indietro sugli investimenti, si taglia il credito d'imposta per le assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni del Sud e allo stesso tempo si riducono le risorse per la coesione territoriale. Si colpiscono le nostre imprese con meno incentivi per la competitività. Si bloccano le assunzioni nella PA statale per tutto il 2019 e si riducono di 600 milioni i fondi per investimenti per Ferrovie dello Stato. Ulteriore umiliazione, si congelano due miliardi di euro che rimangono commissariati e sotto monitoraggio dell'Unione Europea. E nonostante tutti questi tagli, la manovra riempie gli italiani di cambiali che scadranno a breve. Il rischio complessivo delle clausole di salvaguardia nei prossimi anni è di oltre 50 miliardi di euro di tasse sui consumi (IVA) di cui 23 miliardi già dal 2020.

E infine il terzo, il più grave. Nella manovra economica non c'è alcuna idea sul futuro di questo Paese. Perché se non c'è crescita e aumenta il debito, le risorse delle quali abbiamo bisogno per garantire benessere, occupazione ed equità sociale non ci saranno mai. E l'Italia rischierà di avvitarsi in una spirale pericolosa e senza via d'uscita.

È chiaro, la situazione attuale non è affatto semplice. Ci sono vincoli di bilancio stringenti, risorse da utilizzare con oculatezza. Ma è proprio per questo che le scelte del Governo sono così sbagliate. Si doveva fare molto di più per la crescita e per il lavoro. Serviva un impegno molto più forte su scuola, università, ricerca, innovazione. Andavano rafforzati gli incentivi di Industria 4.0, che hanno reso molte nostre aziende più solide e competitive. Bisognava investire sull'ambiente e far ripartire molte opere pubbliche e infrastrutture.

Serviva e serve tutto questo, perché oggi l'Italia ha bisogno di più crescita e di una straordinaria iniezione di giustizia. Chiede risposte che questo Governo non può e non vuole dare.

Io ho proposto di ripartire dall'economia giusta: una nuova piattaforma immaginata proprio per connettere la crescita con l'equità e la sostenibilità ambientale. Nessun libro dei sogni, ma misure concrete per sostenere il tessuto produttivo e sociale del Paese; aiutare i redditi medio-bassi; far ripartire l'ascensore sociale attraverso un grande investimento sulle nuove generazioni, nell'ordine di un punto di Pil.

È questa la via d'uscita dal crinale pericoloso nel quale il Governo ci sta spingendo. Perché il populismo non si sconfigge solo denunciando i suoi errori, ma offrendo credibilità e speranza. Proponendo un'alternativa che metta prima le persone.