Giovedì, 29 Luglio 2010 AbruzzoIl presidente della Regione prova a sostenere la necessità dei tagli. Ma viene contestato«Riconversione». E i sindaci insorgonoPubblicato su "Il Messaggero"
dal nostro inviato L’AQUILA - Diciotto per cento, è questo il numero della discordia. Il piano taglia i posti letto al privato e al pubblico, la sforbiciata è uguale per tutti, 18% spiega Chiodi. Traduce D’Alessandro (Pd): 122 posti letto verranno ridotti alle cliniche private, ma 70 sono quelli della Sanatrix, sono i tagli del terremoto. Quindi è un regalo agli imprenditori della sanità privata. Ma è un taglio che va bene al governo, da Roma il dirigente della Sanità Francesco Massicci chiede chiarimenti su un altro punto, soprattutto: vuole sapere quante saranno le unità operative semplici per ogni dipartimento e quanto si risparmierà effettivamente sui tagli del personale. Praticamente vuole mettere becco sui primari e sulle scelte di Venturoni & Chiodi. Racconta questo il tam tam del consiglio regionale mentre fuori infuria la protesta. Sono 1.500 i manifestanti si lascia sfuggire una funzionaria della Digos, 500 dicono le cifre ufficiali. Comunque tanti,comunque rumorosi. Arrivano attrezzati di striscioni, «La salute è un bene sul quale nessuno può mettere le mani», «Venturoni vattene», «Chiodi, Gissi sarà il tuo tormento», e poi i fischi e le sirene che evocano ambulanze che non passeranno più, tanti anziani, tante donne, tanta rabbia. Parla Chiodi e si becca pure lui la sua dose di contestazioni, e gli tocca subire pure l’interruzione di Pagano che nella foga stoppa tutti, non si sa mai, insostenibile la spesa sanitaria dice il governatore, e una Regione «con 6 Asl, alto numero di distretti, 35 ospedali che persino i tecnici reputano troppi e troppo costosi, cloni uno dell’altro e con un tasso di occupazione di posti letto molto basso», e quando pronuncia la parola “riconversione” dei piccoli ospedali viene sommerso coperto inondato da un coro di buuuu. I sindaci gli urlano «Teramo,Teramo» per ricordargli i due pesi e le due misure, gli contestano le cifre sul basso tasso di occupazione di posti letto, «Ci credo, a Tagliacozzo non ci sono posti letto» gli fanno dalla platea. «L’ospedale buono non è quello sotto casa», scandisce Chiodi. E in aula è la fine del mondo. Li.Mand. |
