Il ‘no’ alla cava di Punta Penna, solo l’inizio.

Pubblicato Giovedì , 11 febbraio 2010
Punta Aderci, vista aerea

Punta Aderci, vista aerea

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Da ‘pericolo scampato’ a ‘occasione di crescita civica’.

La mobilitazione civica che si è opposta al progetto di cava sottomarina nella zona della spiaggia di Punta Penna è un segnale positivo per la città. Non solo si è detto “no” ad un progetto che rischia di pregiudicare la nostra costa e l’economia della città, ma i cittadini hanno dato anche un segnale forte d’unione contro quei progetti che potrebbero compromettere il patrimonio naturale di Vasto. Il Consiglio Comunale e il Consiglio Regionale si sono espressi negativamente sul progetto con una risoluzione votata all’unanimità, raccogliendo, evidentemente, l’input della popolazione vastese. Per il momento, il fronte del ‘no’ può essere ottimista e pensare che il metodo democratico ha funzionato e la pressione sociale è stata giustamente recepita dai rappresentanti politici: una vittoria.

Mi chiedo se sia possibile andare più in là, dare un passo in più e creare una cultura di protezione e valorizzazione del territorio. Se si riuscisse a far nascere una cultura civica condivisa, si darebbe ai nostri politici una base da cui partire. Penso ancora al caso ‘Cava di Punta Penna’: l’unanimità registrata a livello comunale e regionale può essere l’inizio per la condivisione di una cultura da cui far derivare le diverse strategie di sviluppo per la città. Così, la cava da pericolo (quasi) scampato può diventare un’occasione di crescita per la Società Civile vastese.

Pare che i vastesi abbiano accettato che la protezione e valorizzazione del patrimonio naturale è l’unica vera occasione di sviluppo che ha Vasto. Non si protegge la spiaggia di Punta Penna solo perché è bello andarci a passeggiare al tramonto. La si protegge prima di tutto perché è una potenziale fonte di ricchezza per la città. Se i vastesi sono d’accordo su questo punto, che i politici si adeguino. Che partano da lì per discutere e progettare la crescita della città, ma che non si metta più in discussione il modello vastese di crescita. Certo, ognuno avrà la sua ricetta, ogni politico viene da una tradizione diversa e avrà una diversa sensibilità, ma si può condividere l’idea di fondo.

La natura ha fornito Vasto di un intorno privilegiato. Finora, quando non lo si è danneggiato, questo patrimonio non è stato valorizzato. Diciamolo, Vasto è vissuta di rendita, sfruttando, senza nessun progetto serio, le sue spiaggie. Ora dobbiamo andare più in là e far prosperare questa rendita. Ma per valorizzare il patrimonio vastese, prima bisogna proteggerlo.

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