Grillo e lo Stato-papà
Gli italiani devono imparare a salvarsi da soli
Pensavo di potermi liberare del fenomeno di moda in Italia in questi giorni e m’illudevo di essere immune alla 'grillite', questa strana malattia che ha invaso il Belpaese. Purtroppo la posta in gioco è troppo alta, anche più alta di quanto possa pensare il popolo dei grillini, come infelicemente li hanno battezzati alcuni giornalisti, per tacere.
Riassumo brevemente le proposte che molti italiani hanno appoggiato qualche giorno fa: fissare il tetto di due legislature per i parlamentari; vietare ai condannati in via definitiva di essere deputati; cambiare la legge elettorale (r)inserendo la possibilità per l’elettore di scegliere il candidato.
Su queste proposte si è detto molto e si sono descritti i pro e contro, ma non s’è sottolineato che le prime due proposte limitano la libertà dei cittadini e aumentano la presenza della Stato nella vita politica italiana.
La libertà, essenza della democrazia, dev’essere garantita prima di ogni altra esigenza sociale. È chiaro che le proteste di Grillo e dei grillini sono dirette contro l’attuale sistema politico e, soprattutto, contro i partiti e i loro membri, ma non si può sacrificare nessuno spazio di libertà al miglioramento della situazione politica italiana.
Limitare a due legislature la carriera parlamentaria di un politico non significa proteggere il cittadino, ma togliergli la libertà di decidere che un suo rappresentante sieda in parlamento per più di dieci anni.
Fa forse più presa su di noi la seconda proposta di Grillo: nessuno vuol’essere rappresentato da un ladro o da un mafioso. Anche qui c’è un però. Non si capisce bene se l’aver scontato la pena basti per tornare eleggibile e non ci si sofferma su casi estremi, casi in cui i cittadini potrebbero voler eleggere un condannato, addirittura qualcuno che sta scontando la pena in carcere. Anche qui la nostra libertà di scelta viene limitata in nome di una protezione extra che lo Stato dovrebbe garantire agli italiani per salvarli dalle loro stesse scelte. Del resto, attualmente ci sono vari condannati in Parlamento e ci sono andati grazie ai nostri voti.
Il terzo punto, la proposta sulla legge elettorale, ha un peso effettivo abbastanza basso sui meccanismi di scelta dei candidati: la legge va cambiata profondamente.
Le proposte di Grillo vanno nella direzione opposta rispetto a ciò di cui avrebbe bisogno il nostro sistema politico per funzionare e per essere il più democratico possibile. Gli italiani non hanno bisogno di più Stato nella politica, non hanno bisogno del paternalismo delle istituzioni né della loro protezione. Al contrario, gli italiani hanno bisogno di più libertà e di più spazi di partecipazione per prendere in mano le redini della vita politica, per poter decidere chi va in Parlamento e quanto tempo vi resta, senza che nessuno lo faccia per loro, nemmeno lo Stato.
Le proposte dei grillini danno allo Stato un ruolo che non gli spetta e che è dannoso: gli italiani non vanno salvati dalla politica, ma devono salvare la politica. Gli italiani devono tornare ad avere un ruolo politico nella società, fuori o dentro i partiti. Se la coscienza politica italiana fosse più agile e più reattiva, difficilmente i partiti potrebbero imporci i loro candidati, i loro metodi e le loro scelte. Si può migliorare il nostro sistema politico senza limitare la libertà dei cittadini solo con la partecipazione attiva e sentita della Società Civile.
Lo Stato-papà non può salvarci da noi stessi.
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