Donne, du-du-du?

Pubblicato Mercoledì , 4 febbraio 2009
Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

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L’educazione è l’unica soluzione alle violenze

di Massimiliano del Viscio

L’Italia non si smentisce e riesce a trasformare un’ottima occasione per riaprire un dibattito chiuso da tempo (senza una valida ragione) in una manifestazione di imbecillità collettiva. Poi, ripiegandosi su se stessa, come fosse una contorsionista, si capisce, si giustifica, si loda e s’ingoia.

Le ultime violazioni, dettagliatamente descritte e sminuzzate dai mass media, hanno inorridito gli italiani. Ovvio.
Quando gli italiani hanno digerito le porzioni preparate ad hoc dai sapienti giornalisti del nostro Paese, i politici hanno deciso che era l’ora di farci digerire le violenze con i loro slogan e i loro spot. Ovvio.
Ora i nostri sapienti giornalisti cercano di cavalcare l’onda presentandoci ogni giorno una violazione, come se l’informazione sia una merce che segue le mode, cercando e ricercando tra le note d’agenzia il caso più violento, più tragico. Ovvio.
Ma i nostri sapienti giornalisti sono ben accompagnati dai nostri sapienti politici, che sfruttano l’occasione per attaccare gli immigrati o per far approvare una riforma-omicidio della giustizia. Ovvio.
Infine, ci siamo noi, incapaci di tenerci lontani dall’isteria collettiva, incapaci di uscire dal coro per dire: “no, questo proprio non lo digerisco”. Ovvio.

Nel Paese dell’ovvio, ognuno ha il suo ruolo e tutti sappiamo perfettamente che vestito indossare. Possiamo essere giustizieri, chiedendo violenza per ripagare la violenza. Possiamo essere riformisti, chiedendo innovazioni che non tocchino i nostri privilegi. Possiamo essere cattolici, attaccando l’omosessualità. Ma possiamo anche essere laici, ignorando le richieste della Chiesa su immigrazione o le sue preoccupazioni sulla xenofobia...e nessuno deve dirci che vestito dobbiamo indossare.
Così l’ovvietà ha fatto il suo sporco lavoro anche in questo caso. Ci siamo indignati, abbiamo chiesto giustizia (o qualcosa di simile) e più sicurezza. Poi, tornati tranquillamente a casa, a lavoro, a scuola, per la strada, dove il sessismo è la regola, dove il sessimo s’insegna, dove si prepara il terreno per una nuova violenza su una donna, taciamo.

Guardiamo i dati, per dare una dimensione numerica al problema. È significativo che la prima indagine dell’Istat sulle violenze sulle donne sia solo del 2006. Secondo questo studio, sono più di 14 milioni le donne che hanno subito violenza almeno una volta nella vita e nel 90% dei casi le vittime non hanno denunciato l’aggressione. Nella maggior parte dei casi, l’agressore è conosciuto o addirittura è il partner o un familiare.

È chiaro, allora, che il problema non è l’impossibilità di difendere tutte le donne (o solo le belle ragazze, come suggerito dal presidente del Governo), la necessità di schierare l’esercito o di mettere più lampadine. Il problema è educare al rispetto dell’altro. Bisogna spiegare agli uomini che non hanno nessun diritto sulle donne e alle donne che non hanno nessun diritto in meno degli uomini. Dobbiamo capire che le donne non sono più deboli degli uomini e che tutti godono degli stessi diritti: essere di un sesso o dell’altro non garantisce (o non dovrebbe garantire) nessun diritto particolare.
Bisogna rompere la mentalità sessista che da sempre ci caratterizza. Non ci sono ruoli maschili e femminili, non ci sono regole che valgono solo per un sesso, non ci sono, in definitiva, differenze tra gli uomini e le donne.

Il sessismo è radicato nella nostra società e sradicarlo non è facile. Per avere risultati, dobbiamo iniziare dalle nostre case e con l’esempio. Dobbiamo cercare di rompere i luoghi comuni, le tradizioni e le abitudini che ci sembrano sessiste. Iniziando da quelle che sembrano piccole cose ma che alla lunga rigenerano il sessismo continuamente: in casa, rivedendo la organizzazione della vita domestica uscendo dagli schemi sessisti; a lavoro, cancellando le abitudini sessiste; con gli amici, rifiutando i luoghi comuni sessisti; per la strada, lasciando da parte atteggiamenti sessisti; nel linguaggio, evitando di perpetrare un lessico sessista; nei mezzi di comunicazione, smettendola di presentare modelli negativi.

Le violenze sulle donne non si fermeranno se non si afferma il pricipio di uguaglianza tra i sessi e, su questo, in Italia siamo molto indietro. Un motivo ci sarà, se il World Economic Forum, nel suo ‘Global Gender Gap Report’, cioè la ricerca sulla distanza sociale tra gli uomini e le donne nel mondo, situa l’Italia al 67º posto, dietro Paesi come Uganda, Tailandia o Cina.

Massimiliano del Viscio

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